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Giuseppe Garibaldi - CESENA

Nozze a Roma

Il ruolo nella famiglia

Famiglia romana

matrimonio

Il matrimonio nella società romana poteva svolgersi in due modi. Nel più antico la donna entrava nella famiglia dello sposo e rimaneva  sotto il suo potere maritale, in pratica in una condizione simile a quella dei figli. L'altro tipo di matrimonio era quello libero, nel quale la moglie continuava ad appartenere alla famiglia paterna soggetta alla potestas del padre e conservando i diritti della famiglia d'origine. Quest'ultimo era più comune e si poteva sciogliere facilmente. Dato che il matrimonio non era un'istituzione vera e propria, ottenere il divorzio era facile sia per l'uomo sia per la donna: se uno di loro voleva divorziare, bastava che abbandonasse il focolare domestico. La sposa lasciava il tetto coniugale portando con sé i suoi averi; sembra invece che i figli restassero sempre con il padre. Le donne dovevano stare sempre sotto la tutela di un uomo; se il padre era morto poteva trattarsi del marito o anche dello zio o del fratello; ecco perchè quando divorziavano tornavano alla casa paterna.

famiglia

A Roma, così come ad Atene, è necessario distinguere il ruolo della moglie da quello della concubina. La padrona di casa era spesso incaricata dal marito della cura della domus, compito nel quale era aiutata da un vasto numero di schiavi. Il decoro e le preoccupazioni di casta obbligavano una signora ad uscire con le sue domestiche, con dame di compagnia (comites) e con un cavaliere servente (custos) . Questa prigione mobile  che la segue dappertutto non ha nulla da invidiare all'harem monogamo o "gineceo" in cui le signore greche, preoccupate dalla loro reputazione, esigevano di essere chiuse a chiave dal marito durante la notte. Nel caso in cui la donna rimanesse vedova, il parentado si affrettava a trovarle un custos; essa era piena di pretendenti che aspiravano alla sua eredità.

Nella famiglia il pater familias ha il ruolo di padre, proprietario e, a casa sua, gran sacerdote, capofamiglia il cui potere è sacro e, comunque sia, illimitato per quanto riguarda i suoi figli, sui quali ha diritto di vita e di morte; questo vale anche per sua moglie, nonostante limitazioni introdotte nel Basso Impero. La potenza dello stato restrinse la libertà della donna nelle sue capacità di azione e, principalmente, nel matrimonio. L'impronta di tale restrizione sarà così forte che nel secolo XVI la maggior età (che un tempo era raggiunta a dodici anni per le ragazze e quattordici per i ragazzi) si trova ricondotta alla stessa età fissata a suo tempo da Roma: ossia venticinque anni sia per i ragazzi che per le ragazze. I figli ritenuti minorenni sino ai venticinque anni, soggiacciono alla potestà paterna, e si afferma sempre di più la tendenza della proprietà a diventare monopolio del padre.

 

 

 

 

Matrimonio

 

Matrimonio

Donna con bambino

Scena di matrimonio su vaso

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