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Giuseppe Garibaldi - CESENA

LE COMUNITA' DI LAVORO NEL MEDIOEVO

Nel Medioevo la cellula fondamentale dell'economia agraria è la famiglia: si tratta di un gruppo di lavoro costituito da membri legati tra loro da rapporti di parentela, da domestici e da animali da tiro.

E' difficile incontrare domestici al di fuori delle famiglie rurali molto agiate. E' comunque certo che non soltanto i signori potevano avere servitori a tempo pieno, anche un buon numero di contadini impiegava aiutanti permanenti integrati nel gruppo familiare.

Gli uomini e le donne che si dedicavano a tale servizio erano proprietà del gruppo familiare che utilizzava il loro lavoro; essi ubbidivano al signore al quale tutto dovevano e che nulla doveva loro. Questo ceto servile era molto numeroso nelle grandi famiglie aristocratiche e nei grandi istituti religiosi.

Nel Medioevo esistevano forme di insediamento molto diverse, dove le famiglie si trovavano isolate le une dalle altre, ma il lavoro rurale era normalmente svolto nell'ambito del villaggio più o meno popolato, più o meno concentrato a seconda della disposizione delle terre coltivabili. Di fronte alle esigenze dei signori, la comunità del villaggio aveva evidenti vantaggi a stabilire stretti legami. Tuttavia questa tendenza al raggruppamento nel villaggio fu ostacolata fortemente a partire dal XII secolo.

In seguito al tramontare dellla mentalità comunitaria tipica del Medioevo, i nuovi criteri della gestione signorile, il frazionamento dei grandi possedimenti in fattorie, masserie e poderi favorirono la dispersione delle famiglie contadine. E' propabile che si diffondesse la proprietà chiusa in opposizione al tradizionale "campo aperto", recintata e fondata sull'individualismo agrario, ma adatta a più avanzate tecniche produttive che lasciavano largo spazio all'allevamento. 

contadini medievali

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