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Giuseppe Garibaldi - CESENA

LA SERVITU' DELLA GLEBA NEL MEDIOEVO

CONOSCENZE RICAVATE DAL LIBRO "MEDIOEVO UN SECOLARE PREGIUDIZIO" DI R. PERNOUD

Il nome schiavo deriva da "slavo", cioè barbaro, questo perchè quella era la loro origine prevalente. La schiavitù è il fatto che contrassegna più profondamente la mentalità delle antiche civiltà, che la considera come cosa naturale e necessaria. Sembra difficile pensare queste cose riferite alle antiche società, ma è ancora più sorprendente pensare che, dopo la scomparsa della schiavitù nel Medioevo, questa riapparve nel 1600.

Frontespizio del testo dell Pernoud

Servi della gleba

Tra i due tipi di "schiavitù", infatti, quella classica e quella  medievale, ci fu un cambiamento molto importante: nell'età medievale lo schiavo diventò servo e si incominciò a trattarlo come un essere umano e non più come una osa; grazie a questo cambiamento il servo acquisì tutti i diritti di un uomo: infatti ebbe la possibilità di sposarsi, di fare figli ai quali   poteva lasciare tutti i suoi possedimenti.
Nel Medioevo il feudatario non poteva decidere se un servo doveva vivere oppure no, ma poteva solo comandarlo durante il suo lavoro nei campi come servo della gleba. In conclusione si può dire che nel Medioevo la posizione dello 'schiavo' era radicalmente modificata in positivo, questo grazie all'apporto della Chiesa, ma una parte importante l'ebbe anche il mutamento delle condizioni economiche. Nonostante questo la schiavitù non scomparì  mai definitivamente, ma  in quest'epoca essa diminuì in modo evidente,  per riapparire con altrettanta evidenza nel Rinascimento, quando persino il Papa ricorreva al servizio di schiavi.

Servi della gleba

Servi della gleba

La scrittrice Regine Pernoud, grazie allo studio del cartulario dell' abbazia di Ronceray, è riuscita a ricostruire la storia   del servo della gleba Constant Le Roux, vissuto negli ultimi anni dell'XI secolo. Si tratta di un lavoratore tenace, dotato soprattutto di un' astuzia istintiva che non gli fa trascurare nessuna occasione  per accrescere il suo poderetto; le religiose del monastero di Ronceray gli affidano la custodia di una dispensa ed alcune vigne. Queste monache - cui è andato un lascito con una casa, un locale del forno e delle vigne -  trovano pratico incaricarlo dell' insieme a titolo di contratto vitalizio; poco dopo le monache arrotondano il lotto aggiungendo prati e pascoli. Ben presto Constant, che frattanto s'è sposato, si stanca del suo stato di lavoratore a mezzadria; a forza di insistenze ottiene dalle religiose l' assegnazione delle loro terre in affitto, il che per lui è ben più vantaggioso. Espande  ancora la sua piccola gestione con una vigna, poi, non avendo avuto figli, ottiene dalle monache di devolvere le proprie terre al nipote. Finalmente eccolo entrare in tarda età, come monaco, nell'abbazia Saint-Aubin, mentre sua moglie è accolta invece come monaca a Ronceray.
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