Istituto statale di Istruzione
secondaria superiore - ISIS
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Pellegrinaggi e viaggi culturali
| Nei secoli più lontani del Medioevo, quando l'organizzazione stradale romana si disgregò ovunque lasciando ampi vuoti di intervento concreto nella vita dei cittadini, l'unica forza unificatrice fu la Chiesa che, con la sua ampia rete di diocesi, pievi, cappelle e monasteri, provvide non solo alle necessità spirituali ma non di rado anche a quelle materiali dell'uomo. Per mantenere la sua unità d'intenti e d'impostazione teorica e di applicazione pratica delle direttive centrali, la gerarchia ecclesiastica aveva bisogno di mantenere stretti contatti con i gradi inferiori sparsi sul territorio; i pontefici sancirono assai presto l'obbligo per i vescovi vicini a Roma di recarvisi ogni anno per il 15 maggio, mentre per quelli più lontani l'obbligo era meno pressante ma veniva periodicamente riaffermato nei concili. Ma a parte queste necessità istituzionali, le leggi canoniche molto presto stabilirono genericamente l'obbligo per i cristiani che volessero dimostrarsi tali di soccorrere i loro simili nel bisogno. L'assistenza ai viandanti, ai poveri, ai malati fu una delle forme in cui si esercitò la carità degli uomini di chiesa, con la fondazione degli xenodochia o hospitalia, strutture affiancate a chiese o monasteri in cui i monaci e monache si dedicavano alla cura di chi viaggiava ed era in condizioni di povertà e, non di rado, di malattia, causata dagli strapazzi e privazioni del viaggio. Questo tipo di ospitalità si esercitava su una categoria particolare di persone, i pellegrini: pellegrino è colui che, per dirla con Raymond Oursel, "abbandona i luoghi a lui consueti, le proprie abitudini e il proprio ambiente affettivo per recarsi in religiosità di spirito, fino al santuario che si è liberamente scelto o che gli è stato imposto dalla penitenza...", sperando da questo viaggio, dalla preghiera e dalle privazioni che lo hanno accompagnato e dalla visita al luogo santo la salvezza spirituale o il soddisfacimento di un desiderio personale. Pare che i pellegrinaggi più antichi si rivolgessero verso i luoghi santi di Gerusalemme, che erano stati teatro della passione e della resurrezione di Cristo, dapprima promossi dai cristiani d'Oriente, come pare attestare S. Girolamo, ma ben presto effettuati anche dai devoti d' Occidente. Per costoro, e più precisamente da chi si metteva in viaggio da Bordeaux, fu preparato l'Itinerarium Hierosolymitanum o Burvigalense, che indica le tappe principali su due itinerari diversi per l'andata e per il ritorno, del viaggio attraverso la Francia e l'Italia verso la Palestina. La stessa struttura hanno la Guidonis Cosmographia e al guida dell'anonimo ravennate, che riprendono gli itinerari scritti romani con il nuovo intento di guidare i pellegrini dei luoghi santi e non più per descrivere le tappe del cessato cursus publicus. Le stesse crociate, iniziate nell'XI secolo, possono essere intese come una sorta di pellegrinaggio armato (con la scorta militare resa necessaria dalla occupazione della Palestina da parte dei Turchi. Il pellegrinaggio a Roma comunque nasce più tardi, ma nel VI secolo è già in uso e cresce sempre più nei secoli seguenti, quando si diffonde il culto per la tomba di S. Pietro e per le altre reliquie della Passione giunte progressivamente (spesso anche per vie non molto limpide) dalla Terra Santa (la lancia di Longino, frammenti della Croce, il lenzuolo della Veronica). E in quegli stessi secoli del Medioevo si iniziano anche a venerare le reliquie dei santi traumaturghi che ogni grande monastero europeo poteva vantare, primo fra tutti il corpo dell' apostolo Giacomo a Campostella. I Longobardi, devoti all'arcangelo Michele, portarono in grande auge le visite al santuario a lui dedicato sul monte Gargano e la regina Ansa moglie di Desiderio, molto si adoperò per fondare ostelli sulle strade che portavano sia al Gargano sia a Roma. |
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