BIBLIOGRAFIA
RAGIONATA
a cura
di Paolo Lucchi

A. PROCEDURE DI INSEGNAMENTO (STILI/MODELLI)
E. AZIONE PROGETTUALE DEL CONSIGLIO DI CLASSE
F. AZIONE EDUCATIVA DEI GENITORI
G. STORIA SCOLASTICA PREGRESSA DELLO STUDENTE
A. PROCEDURE DI INSEGNAMENTO (STILI/MODELLI)
2. USO SUSSIDI/REPERTORI
3. INTERROGAZIONE
4. COOPERATIVE LEARNING
5. LAVORI DI GRUPPO
6. PROVE IN CLASSE/STUDIO A CASA
7. USO LIBRI DI TESTO
L’autore recupera il senso didattico e pedagogico della lezione come momento centrale dell’insegnare e come guida efficace all’apprendere, fornendo indicazioni pratiche, modelli, procedure già sperimentate per chi si pone il problema di operare con profitto nell’aula scolastica.
Presentazione (Renzo Titone)
Parte prima
Capitolo primo:
I modi di lavorare in classe
Capitolo secondo:
Tecniche di autoapprendimento
Capitolo terzo:
Il lavoro di gruppo
Parte seconda
Capitolo primo:
La lezione collettiva
Capitolo secondo:
I motivi alla base degli schemi modello proposti
Capitolo terzo:
Confronto tra schemi-modello di lezione collettiva e di comportamento docente
Le tecniche di studio sono delle strategie operative per rendere più efficace l’apprendimento. Esse sono un supporto tecnico del proprio metodo di studio.
Non basta studiare, è necessario sapere come si deve studiare in modo efficace. Migliorare le abilità di studio significa soprattutto migliorare l’abilità di pensare. Pensare significa creare metodi, strategie e mappe cognitive. Pensare mentre si studia significa rielaborare ed assimilare le informazioni.
Le tecniche del sottolineare, prendere appunti, schematizzare ed archiviare sono strategie del pensare. Conoscere significa anche riflettere sul proprio modo di conoscere, essere attenti alle strategie con le quali le informazioni vengono percepite, rielaborate, classificate, codificate, ristrutturate.
Il pensiero produce continuamente strutture, cioè reti di conoscenze, contesti di significato, piani di organizzazione, metodi e strategie. Il pensiero continuamente formula e risolve problemi.
All’interno di questo contesto metacognitivo, cioè del "sapere come sapere", sono presentate in questo libro le seguenti tecniche di studio:
1. Sottolineare
1. Definizione
di sottolineare
2. Criteri per
sottolineare efficacemente
3. Quando sottolineare
4. Quanto sottolineare
5. Cosa sottolineare
6. Come sottolineare
Bibliografia
I Fili di un
discorso sull’autonomia (L. Mariani)
Come aiutare
gli studenti a sviluppare il controllo esecutivo (J. Rubin)
L’insegnamento
linguistico in una prospettiva riflessiva (J.C. Richards)
Routines, interesse
e autonomia (G. Pozzo)
Domande su domande:
ricercare presupposti ed esiti nella propria azione (M. Dodman)
[1] I Fili di un discorso sull’autonomia (L. Mariani).
Sviluppare l’autonomia
significa promuovere cambiamenti:
Nello studente
Nell’insegnante
Nelle condizioni
e negli strumenti del lavoro a scuola
[2] Come aiutare gli studenti a sviluppare il controllo esecutivo (J. Rubin)
Definizione di
controllo esecutivo:
Strategie metacognitive
Conoscenze metacognitive
Uso del controllo
esecutivo
Fattori che
incidono sullo sviluppo del controllo esecutivo:
Il comportamento
dell’insegnante
Le convinzioni
degli studenti
[3] L’insegnamento linguistico in una prospettiva riflessiva (J.C. Richards)
Il concetto di
sviluppo dell’insegnante
Il ruolo della
riflessione
Modalità
di riflessione critica
[4] Routines, interesse e autonomia (G. Pozzo)
L’autonomia a scuola
Routines e rituali:
La spiegazione
L’interrogazione
La correzione
[5] Domande su domande: ricercare presupposti ed esiti nella propria azione (M. Dodman)
Tipi di domande
Il linguaggio
delle domande
Il feedback
per l’allievo
Che cos’è il Cooperative Learning
Il Cooperative Learning è una modalità di apprendimento in gruppo caratterizzata da una forte interdipendenza "positiva" fra i membri. Questa condizione è frutto della capacità di strutturare in maniera adeguata il compito da assegnare al gruppo, di allestire i materiali necessari per l’apprendimento e di predisporre le attività per educare i membri ai comportamenti sociali richiesti per un’efficace cooperazione.
L’interdipendenza positiva rende più significativo il Cooperative Learning rispetto ad altri metodi didattici. L’insegnante che intende adottarlo deve essere consapevole che è sua la responsabilità professionale di educare gli studenti a lavorare insieme.
IlCapitolo primo introduce il Cooperative Learning. Esso dapprima esamina le radici storiche, psicologiche e sociali del metodo e poi illustra le varie correnti che lo caratterizzano.
Il Capitolo secondo analizza l’aspetto fondamentale del metodo: l’interdipendenza positiva tra i membri del gruppo. Sono 5 le competenze necessarie perché l’interdipendenza positiva si sviluppi: 1) competenze comunicative ; 2) di leadership distribuita ; 3) di negoziazione positiva e costruttiva dei conflitti ; 4) di soluzione dei problemi ; 5) di flessibilità decisionale.
Il Capitolo terzo descrive le nuove competenze che si richiedono all’insegnante nel condurre una classe nella quale si sviluppano molti centri di apprendimento: insegnare direttamente le competenze sociali, assegnare i ruoli, stabilire una valutazione interdipendente, controllare durante e dopo il lavoro di gruppo l’applicazione delle competenze sociali.
Il Capitolo quarto passa in rassegna le principali modalità di applicazione del metodo. Esso può concretamente realizzarsi attraverso numerose e distinte pratiche. Di queste sono prese in esame soprattutto quattro: il Learning Together (D. W. Johnson e R.T. Johnson), lo Student Team Learning (Slavin), il Grup Investigation (Sharan e Sharan) e lo Structural Approach (Kagan e Kagan).
Il Capitolo quinto presenta un bilancio, non conclusivo, dei risultati ottenuti dopo alcuni decenni di applicazione del Cooperative Learning in una ricca varietà di situazioni sperimentali.
Come leggere il volume
Ogni capitolo si apre con l’obiettivo del capitolo, che definisce il senso e lo scopo di esso. L’argomento trattato è introdotto da interrogazioni o problemi che, oltre a suscitare interesse, intendono segnalare le questioni più importanti. I paragrafi successivi cercano di rispondere agli interrogativi sollevati. Essi sono sempre introdotti da un’idea principale, il cui scopo è quello di preorientare la comprensione delle riflessioni che seguono. Al termine dei capitoli sono stati collocati dei documenti, che contengono approfondimenti, esemplificazioni, sviluppi e spiegazioni per un ulteriore chiarimento o arricchimento.
Il volume è sufficiente non solo per comprendere il metodo, ma anche per tentare di applicarlo. Ma... attenzione !
Capitolo primo: IL COOPERATIVE LEARNING
0. Problemi
1. Perché
la scelta del Cooperative Learning
2. Che cos’è
il Cooperative Learning?
Conclusione
Inventario
di convinzioni/comportamenti
Capitolo secondo: I FONDAMENTI TEORICI DEL COOPERATIVE LEARNING:
IL GRUPPO
0. Problemi
1. L’interdipendenza
sociale
2. La competenza
comunicativa
3. La leadership
distribuita e le funzioni di leadership
4. La gestione
costruttiva dei conflitti
5. La soluzione
dei problemi
6. Il processo
decisionale
7. Conclusione
Documento
2.1 Effetti della competizione sulla comunicazione
Documento
2.2 Dati sperimentali sui tre tipi di interdipendenza sociale
Documento
2.3 Confronto fra le modalità cooperativa, individualistica e competitiva
Documento
2.4 Ruoli e funzioni di leadership
Documento
2.5 Confronto tra un gruppo efficiente e un gruppo inefficiente
Capitolo terzo: I FONDAMENTI TEORICI DEL COOPERATIVE LEARNING:
IL RUOLO DELL’INSEGNANTE
0. Problemi
1. La formazione
dei gruppi
2. L’insegnamento
diretto delle competenze sociali
3. Il controllo
durante il lavoro di gruppo (Monitoring) e dopo (Processing)
4. La valutazione
individuale e/o di gruppo
5. Le competenze
dell’insegnante nel Cooperative Learning
6. Conclusione
Documento 3.1
Formazione dei gruppi eterogenei per capacità
Documento 3.2
Formazione dei gruppi attraverso il sociogramma
Documento 3.3
Principi dell’apprendimento attraverso l’esperienza
Documento 3.4
Processi di insegnamento delle competenze sociali
Documento 3.5
Guida per l’osservazione (Monitoring)
Documento 3.6
Dimensioni dell’apprendimento
Documento 3.7
Scheda riassuntiva per una pianificazione di una lezione di Cooperative
Learning
Capitolo quarto: MODALITA’ DI APPLICAZIONE DEL COOPERATIVE LEARNING
0. Problemi
1. La modalità:
LEARNING TOGETHER
2. La modalità:
STUDENT TEAM LEARNING
3. Le modalità:
GROUP INVESTIGATION E FINDING OUT - DESCUBRIMIENTO
4. La modalità:
STRUCTURAL APPROACH
5. Conclusione
Documento 4.1
Test di autocontrollo del comportamento dell’insegnante nella modalità
individualistica
Documento 4.2
Esempio di "Settimanale STAD"
Documento 4.3
Esempio di foglio di lavoro per gli esperti preparato da un insegnante
Documento 4.4
Guida all’uso dello Student Team Learning
Documento 4.5
Elementi
Documento 4.6
Visione generale di alcune strutture di Cooperative Learning
Documento 4.7
Dimensioni delle strutture di classe di Cooperative Learning
Capitolo quinto: RICERCHE E RISULTATI SULL’EFFICACIA DEL COOPERATIVE LEARNING
0. Problemi
1. Il Cooperative
Learning e il rendimento scolastico
2. Il Cooperative
Learning e lo sviluppo sociale e affettivo
3. Il Cooperative
Learning e lo sviluppo delle competenze sociali
4. Le ragioni
dell’efficacia del Cooperative Learning: prospettive
5. Conclusione
Capitolo sesto: DALLA TEORIA ALL’APPLICAZIONE
Problema
1. Il Cooperative
Learning come metodo didattico
2. Alcuni problemi
rimasti aperti
3. Una guida
per l’applicazione del Cooperative Learning
La pianificazione
di una lezione di Cooperative Learning prevede 4 fasi, ciascuna composta
da diversi passi:
Prima fase:
Identificare la/le lezione/i da svolgere
Seconda fase:
Stabilire obiettivi e compiti
Terza fase:
Prendere decisioni organizzative
Quarta fase:
Definire le modalità con le quali avverrà il processo di
controllo (monitoring) e di revisione dell’attività svolta in gruppo
(processing), specificando con esattezza anche "che cosa" dovrà
essere migliorato (o evitato) nell’attività successiva.
Bibliografia
Premessa
Parte prima. Gruppi funzionali e gruppi disfunzionali
Capitolo primo.
Classificazioni
e definizioni
Capitolo
secondo. Le qualità ottimali
Capitolo
terzo. Gli "insiemi" si influenzano
Capitolo
quarto. Un modello tridimensionale
Capitolo
quinto. Strategie di funzionalità
Parte seconda. Strategie di conduzione
Capitolo sesto.
Programmazione
6.1
Consapevolezza
e successo
6.2
Gruppi
produttivi
6.3
Gruppi
di apprendimento
6.4
La conduzione
della riunione
6.5
La riunione
informativo - formativa
6.6
La riunione
produttiva
6.7
La riunione
di analisi e valutazione
Capitolo settimo Osservazione
Fenomeni e
comportamenti
7.2 Il continuum
dei fenomeni. La devianza creatrice
7.3 L’imitazione.
La coesione
7.4 Dal conformismo
alla sottomissione
7.5 Gruppi
produttivi
7.6 Gruppi
di apprendimento
7.7
Metodi
e tecniche per l’osservazione
Capitolo ottavo.
Attivazione
8.1 Il compito
e lo stare insieme
8.2 Svegliare
l’attenzione
8.3 Il rinforzo
8.4 La punizione
8.5 La flessibilità
nella guida
Capitolo nono. Sintesi e conclusioni
Parte terza. Modelli ed esempi
Capitolo decimo.
Comunicazione collettiva "fondata sul brainstorming"
Capitolo
undicesimo. Esperienza rivelatrice
Capitolo
dodicesimo. La valutazione
Il percorso del manuale prefigura un itinerario ottimale di studio in cui ogni tappa (ogni capitolo) è incentrata su una specifica abilità. Possiamo individuare 5 fasi fondamentali che caratterizzano uno studio attivo e produttivo:
l’utilizzo delle schede didattiche
la lettura dei grafici
la visualizzazione delle informazioni
la differenza tra materiali "autentici" e materiali "ricostruiti"
le strategie di lettura in rapporto alla tipologia dei testi di studio
1. MEMORIZZAZIONE
2. MODELLI MENTALI
3. COMPRENSIONE
4. STILI COGNITIVI
5. COPIONI/SCHEMI
6. CONOSCENZE
DICHIARATIVE/PROCEDURALI
Attraverso una trattazione chiara, organica e completa, i quattordici capitoli di cui si compone l’opera disegnano così il proprio eminente ambito di ricerca nell’esame degli aspetti procedurali relativi allo studio di memoria e di apprendimento significativo, del loro diversificarsi in dipendenza delle caratteristiche dei soggetti e del materiale che è sottoposto al processo di memorizzazione, dei paradigmi sperimentali del condizionamento.
Introduzione
Per quanto concerne l’organizzazione del testo, la scelta dell’autore è stata quella rivolta ad una presentazione il più possibile chiara, organica e completa che partisse da un nucleo tematico fondamentale (identificabile nel capitolo) e si articolasse in precisi punti di riferimento (identificabili nei titolo dei paragrafi). In questa maniera, anche con l’aiuto degli indici contenuti alla fine del volume, il lettore può immediatamente trovare la parte che gli interessa e avere indicazioni e rinvii fondamentali per ciascuno degli argomenti più rilevanti, e il testo non richiede necessariamente di essere letto tutto, o obbligatoriamente nell’ordine in cui è qui presentato. I vari capitolo sono semiindipendenti fra loro e i riferimenti ad altri capitoli o sono esplicitati o possono essere ritrovati attraverso gli indici.
Cap. 1. TECNICHE DI RICERCA SULLA MEMORIA UMANA
Acquisizione,
ritenzione e recupero
Un esperimento
sulla memoria
Aspetti procedurali
della fase di acquisizione
Curve di apprendimento
e acquisizione fino a raggiungere un criterio di apprendimento
Il superapprendimento
e i suoi effetti
Il riapprendimento
Gli effetti
della quantità di materiale sull’apprendimento. Metodo globale e
metodo frazionato di apprendimento
Modalità
del test di ritenzione e del recupero
La rievocazione
Rievocazione
seriale
Ricordo di materiale
visivo
Riconoscimento
Apprendimento
di coppie associate
Studio dei tempi
di risposta
Logiche nelle
analisi dei tempi di reazione
Laboratorio
di ricerca e apparecchi sperimentali
Cap. 2. L’UOMO COME SISTEMA CHE APPRENDE E CHE RICORDA
Sistema - uomo
e sistema - macchina
Motivazione,
attivazione, attenzione, sforzo e capacità
Attenzione selettiva
Esecuzione di
attività contemporanee
Interferenza
selettiva strutturale
Magazzini di
memoria
Funzionalità
di sistema - uomo e magazzini di memoria
Quantità
di carico sulla memoria a breve termine, memoria attiva, automatismo
Memoria semantica
Problemi di
una descrizione della memoria semantica
La rappresentazione
di un concetto in memoria semantica
Altre caratteristiche
della traccia mnestica
La connessione
delle tracce in memoria semantica
L’organizzazione
delle conoscenze in memoria semantica in schemi
Cap. 3. LA FORMAZIONE DI ASSOCIAZIONI SEMPLICI E GLI EFFETTI DELLA RIPETIZIONE
Il condizionamento
rispondente
Condizionamento
operante
Apprendimento
discriminativo
L’apprendimento
di una inibizione
Le applicazioni
del condizionamento
La costruzione
delle teorie generali dell’apprendimento
Il ruolo della
ripetizione per il rafforzamento di una associazione
Apprendimento
graduale o tutto -o- niente
Gli effetti
della distribuzione della ripetizione
L’effetto di
spaziatura e altri effetti intra- lista
Cap. 4. MEMORIA INTENZIONALE E STRATEGICA E METAMEMORIA
Memorizzazione
e intenzionalità
Superiorità
del ricordo intenzionale su quello incidentale
Metamemoria
La memoria strategica
Problemi metodologici
nell’esame delle strategie
Nascita e sviluppo
della memoria strategica
Tipi principali
di strategie
Reiterazione
Raggruppamento
percettivo
Cap. 5. ORGANIZZAZIONE, ASSOCIAZIONE, MEDIAZIONE
ORGANIZZAZIONE
Rievocazione
di liste di item interconnessi
Rievocazione
di materiale categorizzabile e organizzazione oggettiva
Organizzazione
e sviluppo
Categoria e
suoi esemplari
Strutture organizzate
complesse
Organizzazione
in base ad un principio
Organizzazione
secondo una regola
Organizzazione
soggettiva di materiale non - connesso
Fenomeni inibitori
connessi alla organizzazione: il transfer negativo parte - intero
La disponibilità
di alcuni item della lista può danneggiare il recupero degli altri
Cap. 6. PIANI COMPLESSI E PROCESSI REGOLATIVI DI APPRENDIMENTO E MEMORIA
Sistema esecutivo
centrale
Coscienza, consapevolezza,
attenzione
Il piano
Piano di memoria
e richieste del test
Piani articolati
per lo studio di un testo: un esempio
Scorrere il
materiale
Quesiti
Leggere (e riflettere)
Ripetersi il
materiale (recitazione)
Ripassare in
rassegna
Corsi e manuali
pratici per memorizzare e apprendere bene
L’organizzazione
per strutture, schemi e diagrammi del materiale
Mnemotecniche
semplici, basate sull’uso di una regola
Il metodo dei
luoghi
Il sistema con
casellario a rima
Il metodo fonetico
Un bilancio
sulle mnemotecniche
L’uso delle
mnemotecniche in memorizzatori eccezionali
Aiuti esterni
della memoria
Cap. 7. LA MEMORIA A BREVE TERMINE
Registro sensoriale
visivo e uditivo e memoria a breve termine
Lo span di memoria
Ricordo dopo
pochi secondi con l’intervallo di ritenzione impegnato (paradigma Brown
- Peterson)
L’effetto di
recenza e il ruolo della MBT nell’effetto di posizione seriale
La componente
uditivo - articolatoria della MBT
MBT e compiti
complessi (lettura, calcolo, ecc.)
Scanning e recupero
in MBT
La componente
visuo - spaziale e l’attivazione di immagini mentali nella MBT
Immagini mentali
e MBT
· Si
può distinguere la MBT dalla MLT ?
Cap. 8 APPRENDIMENTO, MEMORIA VERBALE E CODIFICA
Attributi dello
stimolo e codifica
Codifica e decodifica
Codifica e livelli
di elaborazione
Processi automatici
e controllati durante la codifica
La codifica
dell’attributo della frequenza
La codifica
della locazione spaziale
La codifica
dell’informazione temporale
La codifica
automatica delsignificato
Codifica di
altri attributi
Codifica verbale
e codifica immaginativa
Memorabilità,
valore d’immagine e altri indici della natura del materiale
Codifica immaginativa
e ciechi totali congeniti
Memoria di frasi
Cap. 9. LA MEMORIA VISIVA
L’effetto figura
- parola
Elaborazione
e codifica di uno stimolo visivo
L’interazione
fra schemi, informazioni visive e verbali
Ricerche sulla
testimonianza
La riproduzione
del ricordo visivo
L’organizzazione
del ricordo visivo
Il ricordo di
una faccia
Altre forme
di memoria non verbale
Cap. 10. LA COMPRENSIONE, IL RICORDO E L’APPRENDIMENTO DA UN TESTO
La comprensione
durante la lettura
Il ruolo del
contesto e come esso porta a utilizzare schemi
Processi durante
l’attività di comprensione
La struttura
del testo
Schema e ricordo
di una storia
Ricordo di brani
Ricerche sulla
difficoltà di comprensione
Promuovere la
capacità di comprensione
Cap. 12. APPRENDIMENTO E MEMORIA MOTORIA
Risposte semplici
e discrete di controllo dello stimolo ; compatibilità stimolo -
risposta
Controllo di
due informazioni successive
Tentativi di
classificazione delle risposte motorie
Unità
nell’apprendimento motorio, task - analysis e scomposizione delle attività
complesse
Paradigmi, compiti
tipici e variabili dipendenti analizzate nello studio dell’apprendimento
motorio
Modelli di esecuzione
Ruolo del feed
- back
Schemi motori
Esplicitazione
dello schema
La rappresentazione
mentale del movimento
Gli effetti
della ripetizione di rappresentazioni mentali del movimento
Attenzione e
memoria a breve termine
Il ricordo a
breve termine dei movimenti
L’apprendimento
di movimenti
Il ricordo a
lungo termine degli apprendimenti motori
Cap. 13. RECUPERO E OBLIO
Fenomeni inibitori
durante il recupero
Il recupero
parziale della traccia
Ricerca e reperimento
di informazioni semplici a partire dai cue
Contesto interattivo,
specificità e compatibilità della codifica
Il recupero
nel riconoscimento e il confronto con la rievocazione
Il decorso temporale
della dimenticanza
Teoria per decadimento
e teoria per interferenza
Competizione
delle risposte e disapprendimento
Ricostruzione
Cap. 14. DIFFERENZE INDIVIDUALI NELL’APPRENDIMENTO E NELLA MEMORIA
L’idea che una
persona possiede sulla sua memoria
Modelli generali
unitari o frazionali di intelligenza
Modelli frazionali
e fattoriali di intelligenza
Analisi molecolari
delle differenze individuali
Le abilità
come processi elementari
Abilità
generali e abilità che risultano da apprendimenti specifici
Differenze di
personalità, apprendimento e memoria
I test di memoria:
alla ricerca di abilità generali
Alla ricerca
di abilità specifiche di memoria
Dicotomie nell’analisi
delle differenze individuali di memoria
Visualizzatori
e verbalizzatori nel ricordo ; differenze di sesso
Il libro si divide in due parti: la prima inquadra il problema dell’apprendimento scolastico in tre dimensioni della ricerca attuale: la dimensione dello sviluppo, delle differenze individuali, del contesto culturale. Tale trattazione serve da cornice generale per i temi affrontati nella seconda parte: l’apprendere dal testo, le abilità del pensiero, la produzione del testo scritto, la metacognizione e la motivazione.
Consigliamo di leggere:
Cap. 5 Apprendere
dal testo (modelli della comprensione del testo: il modello di Kintsch
e van Dijk)
Cap. 6 La produzione
del testo scritto (modello dei processi di scrittura di Hayes e Flower)
Cap. 8 Imparare
a imparare (metacognizione e abilità di studio)
Cap. 9 La motivazione
ad apprendere (la motivazione intrinseca e la teoria dell’attribuzione)
Introduzione
E’ fondamentale analizzare che cosa e come si insegna, che cosa e come si apprende, nelle interazioni complesse che si stabiliscono tra insegnamento e apprendimento: non solo per quei fattori che dipendono dalla comunicazione dell’insegnante - cioè da tutte le variabili relative all’interazione verbale e non verbale che egli è capace di stabilire con gli allievi (vedi Lumbelli L., Psicologia dell’educazione. Comunicare a scuola, Il Mulino, Bologna 1985) ma anche per quei fattori che più da vicino riguardano la costruzione e l’acquisizione della conoscenza da parte degli allievi, che sarà l’oggetto di questo volume.
Pertanto il punto di vista che qui intendiamo assumere è appunto quello offerto dallo studio dei modi in cui il bambino-scolaro costruisce le sue conoscenze in funzione delle sollecitazioni cognitive, culturali e sociali offerte dall’insegnamento scolastico. Il nostro ambito di ineresse riguarda l’area di interazione e di interconnessione che esiste tra lo studio psicologico della cognizione, e gli obiettivi di trasmissione culturale propri dell’istituzione scolastica, in cui avviene l’incontro tra cognizione, intesa come l’insieme di modalità generali e specifiche dei soggetti di costruire ed elaborare le proprie conoscenze, e conoscenza, intesa come contenuto scientifico e culturale di cui l’allievo si va progressivamente appropriando.
Guardiamo ad una delle aree specifiche della psicologia dell’educazione, che potremmo identificare come "psicopedagogia del curricolo" e che richiede di prendere in carico, per quanto è possibile contestualmente:
2) le richieste cognitive poste dal contenuto di apprendimento derivate, se necessario, da un’analisi puntuale dei caratteri dell’area di studio insieme alle diverse strategie con cui si possono affrontare ;
3) il carattere "sociale" e di oggetto culturale che comunque proviene da ciò che si insegna: sia la matematica o il linguaggio scritto, le scienze naturali o le scienze umane, e via dicendo.
Riferimenti
bibliografici
Il pensiero analitico comprende la capacità di giudicare, valutare, scomporre, fare dei confronti e dei contrasti ed esaminare i dettagli. Il pensiero creativo è caratterizzati invece dallo scoprire, produrre la novità, immaginare e intuire. Il pensiero pratico si realizza nell’organizzazione, nell’abilità di usare strumenti, applicarli, attuare concretamente progetti e piani mirati a obiettivi concreti.
Ogni alunno possiede una combinazione irripetibile di intelligenze diverse che, in interazione con il proprio personale stile cognitivo, costituisce la base del funzionamento mentale da cui scaturiscono i vari apprendimenti.
Questo libro è rivolto a tutti gli insegnanti, dalla scuola elementare all’ultimo anno delle scuole superiori, perché imparino nuove modalità per stimolare gli studenti a pensare in modo efficace. Esso fornisce infatti una serie di strumenti per comprendere come funzionano i tre diversi modi del pensare e per identificare con precisione le caratteristiche individuali degli alunni. La parte più cospicua del testo è dedicata alle strategie per lo sviluppo delle tre componenti del pensiero nella didattica delle varie discipline.
Presentazione all’edizione italiana (Cesare Cornoldi)
In tutta l’opera è evidente la polemica cara a Sternberg contro sistemi educativi che troppo rigidamente e restrittivamente si sono limitati a valorizzare la sola intelligenza analitica. Gli Autori propongono la loro tesi secondo cui l’intelligenza valorizzata dalla scuola e dai classici test psicologici è di fatto limitata e non include cose importanti che certi spiriti pratici sanno invece ben riconoscere. In effetti, l’elemento di maggiore novità della posizione dell’autore si riferisce alla grande importanza attribuita all’intelligenza pratica che viene affiancata a quella standard di tipo analitico e a quella, già più evidenziata e tuttavia educativamente insufficientemente coltivata, di tipo divergente o creativo.
La divisione di Sternberg in tre forme di intelligenza potrebbe essere considerata un esempio di esplicitazione di una teoria per "intelligenze multiple" (vedi Gardner).
Mi pare che il contributo principale di quest’opera vada visto nella valorizzazione di altre forme di intelligenza, poco coltivate dai sistemi educativi tradizionali, piuttosto che nel ridimensionamento delle forme di base dell’intelligenza. Il cammino che gli autori ci fanno percorrere, attraverso i sette obiettivi indicati, ci permette di riconoscere una gamma più ricca di manifestazioni intellettive e di avviare un processo educativo ricco di spunti didattici applicabili, con i dovuti accorgimenti, in tutte le diverse fasce scolastiche, perché a tutte le età si possono avere le tre forme distinte di intelligenza.
Introduzione
Il nostro libro parla di come insegnare agli studenti a essere dei "buoni pensatori" all’interno e all’esterno dell’ambito scolastico.
L’obiettivo che il testo si pone è aiutare gli insegnanti a stimolare gli studenti a pensare in modo efficace. Gli studenti imparano meglio se pensano in modo efficace a ciò che studiano. Studiare e pensare non sono due entità distinte, indipendenti. Piuttosto, se gli studenti pensano a come imparare, imparano a pensare e imparano anche ciò che devono sapere con efficacia molto maggiore di quando cercano solamente di memorizzare. Nel libro vogliamo mostrare
I sette obiettivi che abbiamo elaborato per i nostri lettori rappresentano quelli che abbiamo identificato come i concetti, le abilità e le strategie essenziali che gli insegnanti dovranno conoscere a fondo per insegnare con successo come pensare.
Nel capitolo primo descriveremo quelli che secondo noi costituiscono i tre tipi fondamentali di pensiero, come pure i processi mentali di ordine superiore che vi sono sottesi. Il capitolo secondo descrive le strategie di base che si possono utilizzare per potenziare i tre tipi di pensiero. Il capitolo terzo integra tali strategie analizzando il ruolo che svolge il "porre domande" nello sviluppo delle abilità di pensiero. Il capitolo quarto esamina più specificamente delle tecniche elaborate per insegnare i tre tipi di pensiero. Nel capitolo quinto focalizzeremo la nostra attenzione su uno di questi modi di pensare, ossia quello creativo e intuitivo. Nel capitolo sesto discuteremo alcuni principi e alcune delle insidie che in genere gli insegnanti incontrano nel portare a termine queste (o altre) strategie per insegnare agli studenti a pensare. Infine, nel capitolo settimo spiegheremo perché anche persone con buone capacità di pensiero possono non riuscire a scuola come pure nella vita di tutti i giorni. Vedremo che per avere successo nella scuola e nella vita ci vuole qualcosa di più delle capacità di pensiero superiore. Il pensiero costituisce una parte importante, ma non è assolutamente tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Alla fine del libro troverete un glossario di termini e la bibliografia delle opere che abbiamo citato.
Cap. 1 I tre
tipi di intelligenza e i processi mentali di grado superiore
1. Intelligenza
di tipo critico - analitico
2. Intelligenza
di tipo creativo - sintetico
3. Intelligenza
pratico - contestuale
Scegliere una strategia
Cap. 3 Sette livelli di risposta alle domande dell’alunno
Livello 1
Rifiutare la risposta
Livello 2
Rispondere riaffermando la domanda
Livello 3
Ammettere la propria ignoranza o dare qualche informazione
Livello 4
Incoraggiare a cercare risposte da fonti di informazione autorevoli
Livello 5
Fornire spiegazioni alternative
Livello 6
Stimolare spiegazioni alternative e mezzi per valutarle
Livello 7
Stimolare spiegazioni alternative, mezzi per valutarle e prove decisive
di verifica
Cap. 4 Un modello per insegnare i tre tipi di pensiero
La natura
dell’insight
La teoria
triarchica dell’insight
Problemi
intuitivi con codificazione, combinazione e confronto selettivi
Cap. 6 L’insegnamento del pensiero: principi base e difficoltà più frequenti
I principi
Le insidie
Cap. 7 Perché accade (troppo spesso) che i buoni pensatori falliscano
Conclusioni
Glossario
Bibliografia
Per le scienze cognitive, avere una "mente", è avere un congegno capace di creare dei "significati ". Ma come si crea un significato? E, soprattutto, come fa la mente a rappresentarsi il significato di qualcosa? Per rispondere a queste domande, il primo passo è trasformare il problema dei significati in problema di rappresentazioni, per cui qualcosa hasignificato se qualcuno sa rappresentarsi questo significato.
Conoscere qualcosa è sapere il suo significato, e sapere il significato è saperselo rappresentare in qualche modo nella mente.(D. E. Rumelhart: la teoria degli schemi).
Consigliamo di leggere:
Introduzione: L’apporto delle scienze cognitive all’educazione (D. Corno e G. Pozzo).
Parte I MENTE
Script, piani
e conoscenza (R C. Schank e R. P. Abelson)
Schemi e conoscenza
(D. E. Rumelhart)
Rappresentare
le conoscenze di senso comune (P.H. Winston).
Parte III APPRENDIMENTO
Provare interesse:
come si controllano le inferenze (R. C. Schank)
Parte prima –
Il sistema di elaborazione delle informazioni dell’uomo
Cap. 3 - Rappresentazione
della conoscenza
Parte seconda
– Acquisizione della conoscenza e problem solving
Cap. 4 - Apprendere
e ricordare le conoscenze dichiarative
Cap. 5 - Acquisizione
delle conoscenze procedurali
Cap. 6 - Problem
solving e transfer
Parte terza–
Abilità di base e aree disciplinari
Cap. 7 - Leggere
Cap. 8 - Scrivere
Cap. 9 - Matematica
Cap. 10 - Scienze
Parte quarta–
Processi didattici
Cap. 11 - La
motivazione
Cap. 12 - Strategie
per insegnare e apprendere in modo efficace
L’Autrice, partendo dall’assunto cognitivista che l’alunno ha un ruolo attivo nel processo di apprendimento, analizza le implicazioni degli sviluppi attuali della psicologia cognitiva nei processi di insegnamento e apprendimento.
La distinzione tra conoscenze dichiarative e conoscenze procedurali, e le loro diverse condizioni di apprendimento, sono il quadro di riferimento fondamentale di questo volume che, accanto all’analisi di problematiche generali (come l’acquisizione delle conoscenze, il problem solving, la motivazione, le strategie di insegnamento/apprendimento), descrive pure le loro applicazioni nelle abilità di base (leggere, scrivere, matematica, scienze).
[1] Capitolo
3 - Rappresentazione della conoscenza
Conoscenza dichiarativa
Conoscenza procedurale
Le immagini
mentali
[4] Capitolo
11 - La motivazione
Modello comportamentista
e modello cognitivista
Attribuzioni
causali e aspettative di successo (la teoria dell’attribuzione di Weiner)
Attribuzioni
e impegno
Interazione
pensiero - sentimenti - comportamento
Comportamento
dell’insegnante e attribuzioni
Ricordare come
gli altri hanno ottenuto buoni risultati: apprendimento per osservazione
Il rinforzo
[5] Capitolo 12 - Strategie per insegnare e apprendere in modo efficace
Strategie di insegnamento:
Strategie gestionali
Strategie per l’attenzione selettiva
Strategie di codifica
Sapere quando si deve usare una data strategia
Controllo dell’efficacia delle strategie di apprendimento
Insegnare strategie di apprendimento
1. ATTEGGIAMENTO VERSO LA SCUOLA
2. MOTIVAZIONE
3. RAPPORTO CON DOCENTI/COMPAGNI
4. ATTRIBUZIONE E IMPEGNO
5. PARTECIPAZIONE/INTERESSE
6. CONCENTRAZIONE
7. ANSIA SCOLASTICA
8. AUTONOMIA
9. AUTOVALUTAZIONE
10. SENSIBILITA’
METACOGNITIVA
Cap. 2 -Per una
definizione della motivazione al risultato
Cap. 3 -Teoria
del rinforzo
Cap. 4 -Teoria
socio-cognitiva
Cap. 5 -Motivazione
intrinseca
Cap. 6 -Massimizzare
la motivazione intrinseca in classe
Cap. 7 -Dal
rinforzo alla cognizione
Cap. 8 -Percezioni
di abilità
Cap. 9 -Ansia
da rendimento
Cap. 10 - Mantenere
convinzioni legate ad un rendimento positivo
Cap. 11 - La
comunicazione delle attese.
Il volume costituisce una fonte ricchissima di conoscenze fondamentali circa i meccanismi psicologici che stanno alla base dei processi motivazionali e, contemporaneamente, si propone come una sistematica base di orientamento per un’azione didattica valida ed efficace nel promuovere la voglia di imparare.
Lo sviluppo di conoscenze e competenze in questo ambito da parte del docente permette di formare studenti più sicuri di sé e autonomi nel loro lavoro, più perseveranti nei propri impegni, più capaci di provare piacere nell’imparare sia dentro sia fuori la scuola.
[2] Capitolo 2
Obiettivi orientati al compito/all’apprendimento/alla padronanza in confronto agli obiettivi orientati al sé/alle prestazioni
Effetti degli insegnanti sugli obiettivi degli studenti
[3] Capitolo 3
Problemi di premi e punizioni.
[4] Capitolo 4
Autorinforzo
Autoistruzione
[5] Capitolo 5
Motivazione alle
competenze
Principio della
sfida ottimale
Autonomia
Motivazione
interiorizzata
Motivazione
intrinseca e apprendimento in classe
[6] Capitolo 6
Compiti:
Significato
personale dei compiti
Presentazione
dei compiti
Autonomia:
Approcci per
favorire l’autonomia e le percezioni di controllo.
[7] Capitolo 7
Teoria di Atkinson
della motivazione alla riuscita
Teoria dell’apprendimento
sociale di Rotter
Misurare il
LOC
Teoria dell’attribuzione
di Weiner
Conseguenze
delle attribuzioni
[8] Capitolo 8
Relazione tra
sforzo e abilità
Autoefficacia
nella teoria socio-comparativa di Bandura
Teoria dell’autostima
di Covington
Successo senza
apprendimento
[9] Capitolo 9
Misurare l’ansia
Ansia e rendimento
Ansia da matematica
Minimizzare
gli effetti negativi dell’ansia
[10]Capitolo 10
Obiettivi prossimali
Affermazioni
degli insegnanti
Differenziazione
dei compiti
Valutazione:
Criteri di valutazione
Valutazione
pubblica e valutazione privata
Trattamento
degli errori
Imparare a fallire.
[11] Capitolo 11
Comportamento
dell’insegnante verso studenti ad alte o basse attese
Manifestazioni
emotive
Lode/Aiuto
Percezioni degli
studenti delle attese degli insegnanti
Evitare gli
effetti negativi delle attese
Il primo concerne il modo con cui è possibile facilitare l’apprendimento.
Il secondo è che non si possono preparare veri educatori (più in generale, operatori capaci di instaurare e sostenere rapporti di aiuto) in contesti autoritari, staccati dal mondo su cui si dovrà operare, fondati sull’adesione acritica a regole imposte e funzionanti sulla base di programmi rigidi.
Prefazione
Introduzione - CHE COSA INTENDO PER "APPRENDIMENTO"
Parte prima -
LA LIBERTA’ COME CONDIZIONE DI UN APPRENDIMENTO PRODUTTIVO. TRE ESEMPI
PRATICI
Cap. I. "Esperimenti"di
una maestra di sesta elementare
Cap. II. Un
professore universitario instaura un regime scolastico di relativa libertà
Cap. III. Il
mio modo di facilitare l’apprendimento
Parte seconda
- LA CREAZIONE DI UN CLIMA DI LIBERTA’
Cap. IV. - Il
rapporto interpersonale nell’incentivazione dell’apprendimento
Cap. V. - Metodi
per creare un clima di libertà in classe
Parte terza -
QUALCHE TESI
Cap. VI. - Qualche
riflessione sull’insegnamento e sull’apprendimento
Cap. VII. -
Considerazioni sull’apprendimento e sulla sua facilitazione
Cap. VIII. -
Postulati correnti nell’educazione universitaria: un’appassionata presa
di posizione
Cap. IX. - Un
programma rivoluzionario per l’educazione universitaria
Cap. X. - Alcune
considerazioni sul ruolo del personale amministrativo nella scuola
Parte quarta
- LE IMPLICAZIONI FILOSOFICHE E DI VALORE
Cap. XI. - Come
stabilire un autentico rapporto interpersonale
Cap. XII. -
Il problema dei valori nella società moderna
Cap. XIII. -
Libertà e impegno
Cap. XIV. -
Obiettivo: un tipo di persona pienamente realizzata ed efficiente
Parte quinta
- UN MODELLO EDUCATIVO RIVOLUZIONARIO
Cap. XV. - Progetto
per una riforma educativa e scolastica autodiretta
Epilogo - VERSO
UNA REALIZZAZIONE DEL MIO PROGETTO
Nel proporre i grandi temi dell’apprendimento - i rapporti con lo sviluppo cognitivo, le differenze individuali, la motivazione e l’interesse, la comprensione del testo, l’autoregolazione, il transfer, la valutazione -, questo manuale pone a confronto l’approccio cognitivista e quello socioculturale, mettendone in rilievo, accanto alle evidenti diversità, anche le possibilità di integrazione in vista di un modello unitario di apprendimento scolastico.
Introduzione
1. La ricerca
sull’apprendimento scolastico: cenni storici e tendenze attuali
2. Apprendimento
e sviluppo
3. L’approccio
socioculturale
4. Apprendimento
e differenze individuali
5. La motivazione
ad apprendere
I. Motivazione
intrinseca e concetto di sé
6. La motivazione
ad apprendere
II. Obiettivi
e attribuzioni del successo e insuccesso scolastico
7. Apprendere
dal testo
I. Rappresentazione
e comprensione del testo
8. Apprendere
dal testo
Dalla comprensione
del testo narrativo alla risposta alla letteratura
9. La produzione
del testo scritto
10. Imparare
a imparare
Metacognizione: conoscenze, credenze e controllo esecutivo
11. Imparare a imparare
II. Dall’apprendimento strategico all’autoregolazione
12. Pensare, risolvere problemi e generalizzare
13. Apprendimento e valutazione
Bibliografia
Introduzione
Su che cosa deve
incidere il processo educativo?
Che cos’è
la metacognizione?
Che cos’è
la metamemoria e come si caratterizza?
Lo sviluppo
della conoscenza metacognitiva
Come viene acquisita
la conoscenza metacognitiva ?
La conoscenza
metacognitiva influisce realmente sui comportamenti cognitivi ?
Il significato
del lavoro sulla metamemoria in ambito psicopatologico e riabilitativo
Fasi di preparazione
del presente programma
La sperimentazione
del programma a Treviso
L’esame della
conoscenza di metamemoria
L’esame degli
effetti sulla memoria del training metacognitivo
Il presente
materiale
Presentazione
dei materiali
- Prove di metamemoria
- Prove di memoria
- Guida all’uso
delle schede del programma Memoria e metacognizione
PRIMA PARTE: L’ATTEGGIAMENTO METACOGNITIVO
SECONDA PARTE: CONOSCENZE SPECIFICHE DI METAMEMORIA
Bibliografia
Gli Autori hanno dato al volume un’impostazione prevalentemente operativa, rispondendo ad un’esigenza molto sentita tra coloro che si occupano di problematiche dell’età evolutiva. Vengono fornite esaurienti spiegazioni su come realizzare l’intervento con il bambino e con i genitori, descrivendo accuratamente le procedure in modo che esse siano effettivamente applicabili in contesto scolastico.
Il volume può essere utile per tutti gli operatori sociosanitari dell’età evolutiva (psicologi e neuropsichiatri infantili), in particolare per psicologi e pedagogisti opranti nella scuola. Il volume è rivolto anche agli insegnanti interessati ad approfondire il rapporto con gli alunni e a conoscere efficaci metodologie di aiuto psicologico.
1. I
disturbi d’ansia in età evolutiva
Principali manifestazioni
d’ansia in età evolutiva
Tipologia delle
manifestazioni d’ansia
Incidenza delle
paure e fattori evolutivi
2. La
terapia cognitivo - comportamentale in età evolutiva
Meccanismi cognitivi
e psicopatologia
Il contributo
della terapia razionale - emotiva (RET)
Il ruolo del
terapeuta
3. La
valutazione diagnostica dei problemi d’ansia in età evolutiva
Strumenti per
la valutazione diagnostica
Osservazioni
comportamentali
4.
Tecniche cognitivo - comportamentali e strategie d’intervento
Problem- solving
Gestione delle
ricompense
Strategie per
l’intervento
Modeling
Messa in pratica
del comportamento e simulazione (role- playing)
5. Un
programma d’intervento integrato
Prima parte:
l’acquisizione di abilità
Scopi
Attività
6. Un
programma d’intervento integrato
Seconda parte:
la pratica delle abilità
Scopi
Attività
7. La
consulenza alla famiglia
La relazione
terapeutica con i familiari
Valutazione
del comportamento dei familiari
Le emozioni
dei genitori
Procedure cognitive
Procedure comportamentali
Bibliografia
APPENDICI
A.
Colloqui
strutturati per la diagnosi differenziale di alcune sindromi ansiose dell’età
evolutiva
B.
Inventario
comportamentale per i genitori
C.
Inventario
delle paure
D.
Schede
per le attività di allenamento
E.
Addestramento
al rilassamento
F.
Quaderno
di lavoro per il Corso di coraggio
G.
Indicazioni
per i genitori
Introduzione:
Introduzione
all’edizione italiana (di Dario Ianes)
Cap. 2 Dalla
stimolazione sensoriale allo studio dei processi cognitivi
Cap. 3 L’insegnamento
di abilità cognitive
Cap. 5 I fondamenti
della didattica metacognitiva
Cap. 7 L’applicazione
in classe della didattica metacognitiva
Cap. 9 La didattica
metacognitiva oltre la classe
[1] Nell’Introduzione all’edizione italiana Ianes presenta i principali riferimenti teorici dell’approccio metacognitivo.
Scopo della didattica
metacognitiva è sviluppare nel soggetto la consapevolezza di:
a) ciò
che sta facendo
b) perché
lo sta facendo
c) quando è
opportuno farlo
d) in quali
condizioni.
L’approccio metacognitivo tende anche a formare la capacità di essere gestori diretti dei propri processi metacognitivi, dirigendoli attivamente con proprie valutazioni e indicazioni operative.
Analisi dei quattro
livelli di intervento:
1° livello:
Conoscenze sul funzionamento cognitivo in generale (teoria)
2° livello:
Autoconsapevolezza del proprio funzionamento cognitivo (consapevolezza
personale)
3° livello:
Uso generale di strategie di autoregolazione cognitiva (autodirezione)
4° livello:
Variabili psicologiche sottostanti:
- locus of control
- autoefficacia
- attribuzione
- autostima
- motivazione
Distinzione dei
due aspetti fondamentali della metacognizione:
- Conoscenza
metacognitiva
- Processi metacognitivi
di controllo
[2] Capitolo 2
L’importanza dell’insegnamento di abilità cognitive (pag. 64)
1) CONOSCENZE
- Singola unità
di informazione
- Piani generali
- Strategie
2) MOTIVAZIONE
- Variabili
affettive
- Stile di apprendimento
- Attribuzioni
3) ORGANIZZAZIONE
- Programmazione
(Planning)
- Presa di decisioni
[3] Capitolo 3
Le strategie di controllo sull’attività cognitiva (il sistema esecutivo).
Secondo Brown
e al. (1983) la metacognizione non consiste semplicemente nella consapevolezza
di come funzionano i processi cognitivi, ma anche nella capacità
di progettare, controllare, porsi interrogativi e autodirigersi negli stessi
processi cognitivi. La metacognizione è implicata in tutte le fasi
del problem solving e delle abilità di studio, ed in particolare
nel:
- riconoscere
la necessità di un comportamento strategico
- valutare le
caratteristiche del compito e ricercare le strategie più appropriate
nel proprio repertorio
- applicare
la strategia controllandone l’efficacia (Campione e Brown, 1978)
[4] Capitolo 5
Il capitolo è diviso in quattro parti:
2. Planning (le attività di pianificazione).
3.· L’integrazione di procedure di Problem Solving all’interno della didattica della classe.
4. Come l’insegnante può utilizzare efficacemente il tempo che dedica individualmente a bambini anche molto diversi tra loro:
[5] Capitolo 7
La didattica metacognitiva in classe.
L’insegnamento e l’apprendimento cooperativi (p. 165).
La didattica
metacognitiva in dettaglio: cinque fasi:
– 1ª Valutazione
– 2ª Orientamento
– 3ª Sviluppo
delle strategie
– 4ª Transfer
a problemi analoghi
– 5ª Consolidamento
e generalizzazione
[6] Capitolo 9
I cambiamenti
richiesti dalla didattica metacognitiva a livello di Istituto:
-· Lo
studente
- L’insegnante
- Il ruolo del
preside
- Il ruolo dei
genitori
- Formazione
e aggiornamento degli insegnanti
[1] Capitolo 1
Il saggio ripete la prefazione al volume di Ashman e Conway Guida alla didattica metacognitiva, trad. it. Erickson, Trento 1991 (si vedano le indicazioni proposte nel paragrafo [1] a pagina 2 del presente fascicolo).
[2] Capitolo 2
Puntare strettamente sull’insegnamento di strategie non si traduce in un apprendimento autonomo e autoregolato e generalmente non ha un’influenza apprezzabile sul rendimento in classe.
L’istruzione
sulle strategie cognitive non produce studenti strategici
- L’obiettivo
del capitolo è quello di definire i modi in cui l’apprendimento
autoregolato può divenire il focus dell’istruzione in classe
- Viene indicato
un modello operativo dello sviluppo metacognitivo
- Apprendimento
flessibile di strategie
- Modelli operativi
della metacognizione
- Il buon elaboratore
di informazione e lo sviluppo metacognitivo
- Definire e
osservare le strategie
Fig. 2.5 – Componenti cognitive, motivazionali e di autostima della metacognizione: modello completo (p. 63)
L’insegnamento
interattivo metacognitivo
L’insegnamento
esplicito diretto è efficace
Istruzione interattiva
Una buona istruzione
sulle strategie è anche costruttivista
Comportamenti
interattivi in classe
Ostacoli all’insegnamento
basato sulle strategie
Classi orientate
alla prestazione e classi orientate all’abilità
Formare il personale
docente a incoraggiare lo sviluppo di studenti attivi, riflessivi e indipendenti
Il modello operativo
concettualizza gli studenti come gestori attivi del proprio apprendimento
dal punto di vista metacognitivo, motivazionale e comportamentale
[3] Capitolo 3
Scopo: illustrare
i fondamenti e le caratteristiche dell’insegnamento rivolte alla formazione
di strategie cognitive
Rapporto fra
strategie cognitive e costruzione attiva della conoscenza
Mantenimento
e generalizzazione dei nuovi apprendimenti
Conclusione: un buon insegnamento delle strategie comporta il fatto di rendere gli alunni consapevoli della finalità delle strategie, del come e quando funzionano al meglio e del come e quando possono essere utilizzate.
Molto interessante il paragrafo intitolato Lo sviluppo delle abilità di autoistruzione.
[4] Capitolo 7
Negli ultimi dieci anni la ricerca sulla lettura ha mostrato un notevole sviluppo dell’insegnamento della comprensione del testo, specialmente in due ambiti molto diversi: le strategie cognitive e l’organizzazione della classe.
L’istruzione diretta sulle strategie cognitive di comprensione.
Insegnamento consapevole delle strategie e componente metacognitiva (di autoregolazione e autocontrollo cognitivo).
L’apprendimento cooperativo.
I modelli organizzativi più efficaci di apprendimento cooperativo presentano sempre queste due caratteristiche: gli incentivi diretti ai comportamenti cooperativi e la responsabilità individuale.
L’organizzazione dell’apprendimento cooperativo in classe.
Integrazione di apprendimento cooperativo e istruzione diretta.
L’organizzazione dell’apprendimento cooperativo in classe.
Il programma integrato per l’apprendimento cooperativo di lettura e scrittura (CIRC).
[5] Capitolo 8
Procedure didattiche di approccio costruttivista e basate sulle strategie di apprendimento.
Struttura per sviluppare dialoghi efficaci insegnante-alunno.
[6] Capitolo 10
Lo sviluppo della competenza si basa su quattro prerequisiti fondamentali, tre dei quali riguardano la persona, mentre il quarto riguarda il contesto in cui il soggetto vive:
1. La persona
deve essere motivata
2. La persona
deve possedere le abilità necessarie
3. La struttura
e il funzionamento biologico della persona devono essere in grado di sostenere
le operazioni delle componenti relative alla motivazione e alle abilità
4. L’ambiente
deve sostenere la persona verso gli obiettivi desiderati.
La teoria dei sistemi motivazionali e sua applicazione.
[7] Capitolo 11
Alcune cause
della scarsa motivazione:
La teoria del
senso di efficacia (Bandura)
La teoria sulla
percezione del controllo
La teoria sullo
stile di attribuzione (Weiner)
Motivazione
intrinseca o estrinseca?
Coinvolgimento
degli studenti
Creare e mantenere
l’interesse
Bibliografia
A.
Bandura (a cura di), Il senso di autoefficacia, trad. it. Erickson, Trento
1996
D.W. Johnson,
R.T. Johnson, Apprendimento cooperativo in classe, trad. it. Erickson
1. USO SUSSIDI/REPERTORI
2. MNEMOTECNICHE
3. ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO PERSONALE (TEMPI, SPAZI)
4. RICERCA/DOCUMENTAZIONE
5. RAPPRESENTAZIONE DELLE INFORMAZIONI (MAPPE...)
6. PIANI STRUTTURATI DI APPROCCIO AI TESTI (SQ3R, APPUNTI, PARAGRAFAZIONE, SOTTOLINEATURA...)
7. PROCEDURE PER LEGGERE E CAPIRE
8. STUDIO A PICCOLI
GRUPPI
Capitolo
1 - Strategie di base per una lettura più efficace
Capitolo
2 - La struttura di un libro di testo
Capitolo
3 - Strategie di lettura per lo studio: orientarsi nel testo
Capitolo
4 - Strategie di lettura per lo studio: rielaborare e rivedere
Capitolo
5 - Tecniche e strumenti per prendere appunti
Capitolo
6 - Lettura e costruzione di tabelle, grafici e diagrammi
Capitolo
7 - Strategie di documentazione e di consultazione
Capitolo
8 - Strategie per l’uso di dizionari
Soluzioni
e Commenti
Introduzione
Per ricordare
efficacemente si ha bisogno:
1. di essere
consapevoli delle cause dell’oblio
2. di conoscere
il "come" si apprende e si memorizza (metacognizione)
3. di elaborare
mnemotecniche adatte allo studio
Lo scopo di questo libro è quello di suggerire un elenco di mnemotecniche, tra le quali scegliere le più appropriate, le più creative e le più efficaci. Le migliori mnemotecniche, però, sono quelle "inventate" personalmente.
Il metodo migliore
per comprendere il funzionamento della propria memoria è l’automonitoraggio.
Esso consiste nel controllare, passo per passo, il processo di apprendimento:
1. Come sto
studiando?
2. Come posso
collegare queste nuove informazioni alle precedenti?
3. Come posso
ricordare in ordine questa lista di caratteristiche?
4. Qual è
la mnemotecnica più efficace per questo scopo?
La funzione delle mnemotecniche non è quella di imparare "a memoria", ma quella di far assimilare ciò che si è appreso.
1. Perché si dimentica ciò che si studia?
Le cause della
dimenticanza
1.1.
demotivazione
1.2
distrazione
1.3
interferenze
1.3.1
le
interferenze durante l’acquisizione
1.3.2 le
interferenze durante la rielaborazione
1.3.3 le
interferenze durante la fase del recupero
1.4
mancanza
d’uso
1.5
strategie
per ricordare:
2. Come funziona la memoria?
La memoria funziona come deposito di informazioni, ma anche come capacità di classificazione delle conoscenze; funziona come una biblioteca, ma anche come bibliotecario; conserva fedelmente, ma è anche capace di ricercare attivamente tra i propri ricordi; non è solo un archivio, ma è anche una capacità di classificazione secondo criteri, temi, percorsi.
- la memoria
come biblioteca e come abilità di classificazione
- la memoria
come deposito e come ricerca
2.1
memoria
e reminiscenza
2.2
memoria
naturale e memoria artificiale
2.3 il
ciclo dell’apprendimento:
4
fasi:
1.
L’acquisizione
2.
la
rielaborazione
3.
la
conservazione
4.
il
recupero
2.4 il
cervello e la memoria (memoria come rete di associazioni/di connessioni
sinaptiche)
2.5
le
metafore della memoria
In una lista
di metafore, le concezioni prevalenti della memoria sono:
1. quella della
memoria come "luogo" (ricettacolo, archivio, deposito,
magazzino, palazzo) in cui "si conservano" le conoscenze;
2. quella della
memoria come strategia di elaborazione di ramificazione delle informazioni;
3. quella più
recente della rete.
La memoria è una abilità cognitiva, è uno strumento de3l pensiero che si dedica essenzialmente alla acquisizione, rielaborazione, conservazione e recupero delle informazioni.
2.6 le leggi dell’apprendimento e della memoria
Consideriamo
alcune leggi dell’apprendimento e della memoria stabilite scientificamente
e confermate sperimentalmente.
Adattamento
ed assimilazione
Associazione
Attenzione
Attivazione
Classificazione
Codifica. Doppia
codifica
Deduzione
Discriminazione.
Legge di discriminazione
Effetto. La
legge dell’effetto (Thorndike, 1911)
Elaborazione.
Livello di elaborazione
Esercizio distribuito
Estinzione
Feedback
Generalizzazione.
Legge di generalizzazione
Gestalt
Immagini. Traduzione
dei concetti astratti in immagini concrete
Interesse
Metacognizione.
Si apprende e si memorizza più rapidamente quando si conoscono le
leggi dell’apprendimento e della memoria e in base ad esse si elaborano
strategie e si controlla il processo di apprendimento con l’automonitoraggio
e le autoistruzioni.
Motivazioni,
aspettative e scopi
Oblio. La curva
dell’oblio (H. Ebbinghaus, 1885)
Ordine
Organizzatori
anticipati. Si apprende e si memorizza meglio quando si attivano
le preconoscenze che già si possiedono o quando si organizzano dei
sistemi di conoscenze, che servono da introduzione o da fondamento all’apprendimento
successivo (P.D. Ausubel,1963)
Osservazione
Raggruppamento
Regole, leggi,
principi
Reiterazione
Rievocazione
guidata
Rinforzo. La
legge del rinforzo
Ripasso immediato
o superapprendimento
Ripetizione
Schemi. Si apprende
e si memorizza in base ai nostri schemi mentali (F. Bartlett,1932)
Seriale. L’effetto
di posizione seriale
Significatività
Simulazione
o role play
Transfer
2.7 alcune massime sulla memoria
3. L’acquisizione
Il ciclo dell’apprendimento inizia con l’acquisizione delle informazioni. Tale acquisizione non è mai passiva ma attiva. Essa è guidata da scopi, preconoscenze, mappe concettuali, stili cognitivi. Non si limita ad incamerare informazioni, ma interviene su di esse, le analizza, le mette in primo piano, le suddivide, le raggruppa, le cataloga, le organizza.
L’acquisizione di informazioni chiare, ordinate ed interessanti, richiede: 1. L’attivazione delle preconoscenze ; 2. L’analisi ed amplificazione sensoriale degli stimoli in arrivo ; 3. La ripetizione immediata ; 4. L’organizzazione del materiale ; 5. La scelta delle informazioni fondamentali da rielaborare ulteriormente.
3.1
l’attivazione delle preconoscenze
3.1.1 l’attivazione
del proprio stile cognitivo
3.1.2 l’attivazione
dei propri atteggiamenti
3.2 analisi ed amplificazione sensoriale degli stimoli
3.3
la ripetizione immediata
3.3.1 evitare
il sovraccarico delle informazioni
3.4
l’organizzazione del materiale
3.4.1 suddividere
il materiale da apprendere
3.4.2 raggruppare le informazioni attorno ad un concetto centrale
3.5
la scelta del materiale da elaborare ulteriormente
3.5.1 estrarre
le informazioni essenziali
3.5.2 smistare
le informazioni
3.5.3 ripristinare
il senso del "gusto" del sapere
4. La rielaborazione
La rielaborazione è un processo cognitivo che è presente in ogni fase del ciclo di apprendimento. Essa fornisce, nella fase della acquisizione, le preconoscenze, le strategie e i criteri di selezione ; nella fase della conservazione sostiene la riflessione ; nella fase del recupero indica le migliori strategie mnemotecniche.
La rielaborazione è considerata l’attività principale della memoria a lungo termine. La rielaborazione sottolinea chiaramente la vicinanza tra intelligenza e memoria. Con l’intelligenza cerchiamo di capire e di organizzare e sintetizzare le informazioni. Con la memoria cerchiamo di conservare le informazioni, sotto fiorma di immagini, da sottoporre nuovamente all’intelligenza, che espande i concetti che sono stati condensati in una immagine.
4.1
Il
contenuto della rielaborazione
4.1.1 la creazione
di teorie
4.1.2 la costruzione
di strategie metacognitive
4.1.3 l’elaborazione
di indizi per recuperare ciò che si è appreso
4.2 I livelli di elaborazione
4.3
Il
tempo di elaborazione
4.3.1 dedicare
del tempo a concatenare le informazioni
4.4
Il
fine della rielaborazione
4.4.1 l’assimilazione
4.4.2 la creatività
5. La conservazione
La conservazione di ciò che si è appreso permette di rielaborare ulteriormente le informazioni, di assimilarle, ristrutturarle creativamente e di adattarle alla pratica.
La strategia fondamentale della conservazione è il ripasso continuo e creativo.
5.1 Cosa conservare
5.2 Come conservare
5.3 Per quanto tempo conservare
5.4
L’esercizio
5.4.1 esercizio
di mantenimento ed esercizio di elaborazione
5.4.2 la ripetizione
5.5 Perché conservare ciò che si è appreso
6. Il recupero
La capacità di recuperare rapidamente ciò che si è appreso dipende soprattutto dalle strategie mnemotecniche che si possiedono. Il recupero intenzionale delle informazioni è possibile solo quando si elaborano strategie di accesso.
6.1 Rievocazione libera e rievocazione guidata
6.2 Codice di amplificazione e codice di riduzione
6.3 Lista di chiavi di recupero
6.4 Le mnemotecniche come strategie di recupero
7. Le mnemotecniche della logica
La logica è la mnemotecnica più potente. Con pochi principi, leggi, definizioni, formule, permette di ricordare un gran numero di dettagli e di casi particolari. Il modo più efficace per ridurre il sovraccarico della memoria è quello di organizzare le informazioni in gerarchie di idee e di principi. Quando si studia, la prima mnemotecnica da apprendere è la logica, cioè la capacità di astrarre, o di estrarre, le parole-chiave e i concetti essenziali per collocarli in un sistema gerarchico.
7.1
Contrapposizione tra memoria logica e memoria fantastica
7.2 La logica
come il metodo più economico
7.3
I suggerimenti della memoria logica
7.3.1 Gli schemi
7.3.2 Le ramificazioni
tematiche
7.3.3 I sistemi
di conoscenze
7.4
I vantaggi della memoria logica
7.4.1 Dedurre
le informazioni per non sovraccaricare la memoria
8. Le mnemotecniche dei luoghi
Ogni cosa al suo "posto". Questa è l’essenza dell’efficacia del metodo dei luoghi.
8.1 Descrizione del metodo dei luoghi
8.2
I principi psicologici che giustificano l’efficacia del metodo dei luoghi
8.2.1 L’alta
frequenza d’uso
8.2.2 La legge
della contiguità
8.2.3 La suggestione
delle immagini
8.2.4 Il principio
di contrasto figura-sfondo
8.2.5 La memoria
spaziale o memoria locale
8.2.6 Il principio
della rievocazione guidata
8.3
Suggerimenti per costruire la propria successione di luoghi
8.3.1 Compilare
una sequenza di luoghi reali
8.3.2 Tradurre
i concetti astratti in immagini concrete
8.3.3 Elaborare
luoghi e immagini tridimensionali
8.3.4 Applicare
il metodo dei luoghi nello studio
8.3.5 Svuotare
i luoghi dopo l’uso
8.4
Definizione tra luoghi reali, luoghi immaginari e luoghi misti
8.4.1 I luoghi
reali
8.4.2 I luoghi
immaginari
8.4.3 I luoghi
misti
8.5
Le caratteristiche dei luoghi della memoria
8.5.1 Numero
dei luoghi
8.5.2 La continuità
dei luoghi
8.5.3 La grandezza
dei luoghi
8.5.4 La distinzione
e la distanza dei luoghi
8.5.5 L’ordine
dei luoghi
8.5.6 La luminosità
8.6
Alcuni esempi di metodi di luoghi
8.6.1 Lo schema
spaziale di un foglio
8.6.2 Gli schemi
ad albero, a ruota, a scaletta
8.6.3 Il corpo
come sistema o mappa di luoghi
8.6.4 Il teatro
della memoria di Giulio Camillo Delminio
8.6.5 I palazzi
della memoria
8.6.6 Le ruote
della memoria di Giordano Bruno
8.7 Difficoltà nell’uso del metodo dei luoghi
9. Le mnemotecniche delle immagini
Il metodo delle immagini è un sostegno sia per l’intelligenza sia per la memoria. La capacità di tradurre i concetti astratti in immagini concrete è detta immaginazione o visualizzazione.
9.1
Il valore delle immagini come strategia mnemotecnica
9.1.1 Le immagini
come strumenti della mente
9.1.2 Le immagini
come risultato della elaborazione concettuale
9.1.3 Le immagini
come risultato di selezione
9.1.4 La connessione
tra parola e immagine mentale
9.1.5 Le immagini
didattiche
9.1.6 L’immaginazione
e la visualizzazione
9.2
La giustificazione teorica dell’efficacia del metodo delle immagini
9.2.1 La doppia
codifica: verbale e per immagine
9.2.2 Verbalizzare
e visualizzare
9.3
Suggerimenti per elaborare immagini forti ed efficaci
9.3.1 La concretezza
9.3.2 La ricchezza
sensoriale
9.3.3 L’azione
9.3.4 L’interazione
9.3.5 Il contrasto
di figura - sfondo
9.3.6 La dimensione
delle immagini
9.3.7 L’effetto
"bizzarria"
9.3.8 L’emozione
9.4 Alcuni esempi dell’uso delle immagini
9.5 Alcune difficoltà del metodo delle immagini
10. Le mnemotecniche delle associazioni
Associare significa ampliare e consolidare le informazioni possedute. Il metodo delle associazioni consiste nel creare un legame stabile tra due concetti, in modo che ricordando l’uno sia possibile ricordare anche l’altro. In tale prospettiva, apprendere significa stabilire intenzionalmente delle associazioni significative e ricordare significa ripercorrere agevolmente la rete complessa ed articolate di associazioni.
La funzione del metodo delle associazioni è duplice: 1) serve a catturare o agganciare immediatamente le nuove informazioni ; 2) facilita il consolidamento delle informazioni all’interno di una vasta rete cognitiva, o di schemi, o di mappe.
Il processo associativo segue alcuni criteri o leggi. Alcune leggi associative sono le seguenti:
1.
La legge della somiglianza ;
2. la legge
del contrasto ;
3. la legge
della contiguità, prossimità o vicinanza ;
4. la legge
della chiusura ;
5. la legge
della "buona continuazione".
10.1 Il valore delle associazioni come strategia mnemotecnica
10.2
I principi teorici del metodo delle associazioni
10.2.1 Il principio
di somiglianza
10.2.2 Il principio
di contrasto
10.2.3 Il principio
di contiguità
10.3
Suggerimenti per costruire associazioni forti ed efficaci
10.3.1 La fusione
10.3.2 La bizzarria
10.3.3 L’attivazione
10.3.4 L’interazione
10.4
Alcuni esempi di associazioni
10.4.1 Associazione
tra la forma del numero ed oggetti concreti che si assomigliano
10.4.2 Associazione
tra il suono del numero ed oggetti che esso richiama
10.4.3 Associazione
tra le forme delle lettere alfabetiche ed oggetti concreti
10.4.4 Associazione
tra i numeri e le lettere dell’alfabeto
10.4.5 Associazione
tra numeri e date importanti
10.4.6 Associazione
tra i giorni della settimana, i mesi e le immagini concrete che li caratterizzano
10.4.7 Associazione
nell’apprendimento del lessico delle lingue straniere
10.4.8 Associazione
tramite l’utilizzazione di una storia conosciuta
10.4.9 Associazione
tramite l’invenzione di una "nuova" storia
10.4.10 Associazione
tramite casellari mentali
10.5 Difficoltà e limiti del metodo delle associazioni
11. Le mnemotecniche verbali
E’ noto che la memoria conserva meglio le immagini che non le parole, ma è altrettanto noto che si ricordano bene tutte quelle parole che sono legate tramite assonanze, rime, filastrocche.
11.1
Le associazioni fonetiche dovute alle assonanze, al ritmo, alle rime, alla
musicalità
11.1.1 Associare
le informazioni scolastiche alla base musicale delle canzoni preferite
11.1.2 L’utilità
del memorizzare ad alta voce
11.1.3 La ripetizione
fonetica
11.1.4 Le associazioni
fonetiche
11.2 Gli acronimi, gli acrostici e le liste alfabetiche
11.3 Il metodo dell’etimologia
11.4 Il metodo delle famiglie delle parole
11.5 I principi psicologici che giustificano l’efficacia delle mnemotecniche verbali
11.6 Difficoltà e limiti delle mnemotecniche verbali
12. Le mnemotecniche motorie
12.1
Il metodo degli attori
12.2 Tradurre
le informazioni in abilità motorie
12.3 Tradurre
a livello motorio le informazioni astratte
12.4 Il valore
del concatenamento delle informazioni
13. Le mnemotecniche dei numeri
E’ noto che l’apprendimento e la rievocazione di una serie di numeri, come ad esempio date storiche, numeri di telefono, cifre, misure, statistiche, siano difficili. La difficoltà di memorizzazione dei numeri deriva soprattutto dal loro carattere astratto. Per agevolare la loro rievocazione, occorre applicare, anche in questo caso, il principio della ricodificazione dell’astratto in termini concreti.
13.1
Il codice numero - lettera di Silvin (1843)
13.1.1 Associazioni
per facilitare l’apprendimento di tale codice Silvin
13.1.2 Acronimo
per memorizzare perfettamente il codice Silvin
13.1.3 Lista
per memorizzare concretamente i numeri da 1 a 100
13.2 Ricodificare le date storiche
13.3 Ricodificare le sequenze di numeri
13.4 Vantaggi della catena associativa dei numeri trasformati in immagini
13.5 Limiti delle mnemotecniche di numeri
Conclusione
Bibliografia
I. Fattori del metodo di studio
1. il metodo
Il metodo di
studio comprende numerose abilità:
sapere cosa
è lo studio e cosa comporta ;
sapere gestire
in modo efficace il proprio tempo di studio ;
sapere come
automotivarsi verso lo studio,
sapere progettare
un piano di studio giornaliero, settimanale, mensile ;
sapere verificare
ed autovalutare i risultati del proprio modo di studiare ;
saper utilizzare
i suggerimenti offerti dalle leggi dell’apprendimento e della memoria,
per elaborare efficaci piani di studio ed ingegnose mnemotecniche ;
sapere elaborare
strategie per prendere appunti, per costruire schemi e mappe, per leggere
e per produrre un testo ;
sapere migliorare
il proprio metodo di studio, imparando sia dai propri errori che dalle
strategie che hanno avuto successo.
2. La motivazione
La motivazione è la spinta a raggiungere ciò che si ritiene importante. La motivazione dà valore e significato a ciò che si fa. Le sue radici affondano nelle aspettative, nei valori e negli scopi dello studente.
La motivazione è debole se è fornita dall’esterno (motivazione estrinseca), mentre è forte se nasce dall’interno (motivazione intrinseca).
3. Le abilità cognitive e metacognitive
La cognizione riguarda il conoscere, la metacognizione riguarda la riflessione metodologica sul modo in cui si conosce. La cognizione riguarda il "cosa" si conosce, la metacognizione riguarda il "come" si conosce.
Le abilità metacognitive riguardano la consapevolezza del modo in cui le informazioni sono acquisite, elaborate, memorizzate ed applicate. Le abilità metacognitive riguardano la capacità di riflettere e controllare i propri processi cognitivi, per renderli più efficienti e più affidabili.
Tra le abilità
metacognitive generali:
guidare l’attenzione
;
adottare
strategie di apprendimento ;
conoscere
le leggi della memoria ;
elaborare
strategie di recupero delle informazioni già acquisite ;
rielaborare
le informazioni in mappe cognitive ;
trasferire
le informazioni nella pratica o nell’acquisizione di altre informazioni.
4. Le strategie e le mnemotecniche
Le strategie di studio sono dei piani sequenziali di operazioni che favoriscono l’assimilazione, l’elaborazione, la memorizzazione, il recupero e l’applicazione dei contenuti di apprendimento.
Tra le strategie
di studio generali:
le strategie
per leggere ;
le strategie
per la lettura veloce ;
le strategie
per apprendere, memorizzare, ripassare ;
le strategie
per produrre un testo.
Tra le strategie
di studio specifiche:
il sottolineare
;
il prendere
appunti ;
la schematizzazione
;
l’archiviare
le informazioni.
Le mnemotecniche sono delle tecniche per raggiungere la completa padronanza di una materia di studio.
Tra le mnemotecniche
più importanti, applicabili allo studio, si possono indicare le
seguenti:
le mnemotecniche
della organizzazione logica (schemi e mappe) ;
le mnemotecniche
dei "luoghi" ;
le mnemotecniche
delle immagini;
le mnemotecniche
delle associazioni, logiche e fantastiche;
gli acronimi
e gli acrostici;
le rime e
le filastrocche.
5. Lo studio
Lo studio è la quantità e la qualità di investimento della propria energia per imparare. Il metodo di studio è, invece, il modo migliore per assicurare un "buon investimento" di tale energia o risorse personali
Lo studio senza metodo è disordinato e improduttivo. Lo studio senza motivazione è noioso e insopportabile.
II. IL METODO
1. Il metodo
come capacità di autoistruzione
2. Le caratteristiche
del metodo
3. Il quaderno
del proprio metodo di studio
III. LA MOTIVAZIONE VERSO LO STUDIO
1. I fattori
della motivazione verso lo studio
2. Motivazione
intrinseca e motivazione estrinseca
3. La forza
della motivazione
4. Alcune
indicazioni per automotivarsi verso lo studio
5. Motivazione
e successo
6. Il conflitto
tra le opposte motivazioni
7. Prima
lo sforzo, poi il premio
8. Quando
una materia diventa simpatica
9. Quando
una materia diventa antipatica
10. Ognuno
è artefice delle proprie motivazioni
IV. LO STUDIO
1. Analogia
delle api: lo studio come rielaborazione
2. Le caratteristiche
fondamentali dello studio
3. Le fasi
dello studio
V. QUANDO STUDIARE
VI. QUANTO STUDIARE
VII. COME STUDIARE E COME PROGRAMMARE IL TEMPO DI STUDIO
VIII. COSA STUDIARE
IX. DOVE STUDIARE
X. CONDIZIONI PSICOFISICHE PER STUDIARE
XI. COME AFFRONTARE E SUPERARE L’ANSIA SCOLASTICA
XII. COME AFFRONTARE E SUPERARE LA PAURA DEGLI ESAMI
XIII. PIANO PER RIPASSARE
BIBLIOGRAFIA
Particolare attenzione viene dedicata ovviamente alle tecniche di lettura, al modo di seguire una lezione o una conferenza, a come prendere appunti, scrivere riassunti, fare i compiti, valutare le proprie composizioni scritte, prepararsi ad un esame.
Il libro è una miniera di consigli quasi personalizzati, data l’amplissima gamma di situazioni che vengono prospettate e descritte.
Consigliamo di leggere:
4.Organizzarsi per apprendere
5. Sviluppare
una strategia di lettura
SQ3R - una
strategia flessibile
6. L’arte di leggere in modo attivo
7. Apprendere da lezioni e da altre comunicazioni orali
8. Prendere
ed adoperare appunti:
Perché
prendere appunti ?
Quando prendi
appunti ?
Tre modi
di prendere appunti
Appunti in
differenti circostanze
L’aspetto
fisico dei tuoi appunti
Conservare
e riutilizzare appunti
9. Svolgere temi e compiti
10. Affrontare
gli esami
In questo libro gli Autori illustrano strategie semplici, ma efficaci, per aiutare gli studenti ad imparare e gli educatori ad organizzare i contenuti oggetto di apprendimento.
Consigliamo di leggere:
Cap. 1 - Imparare cos’è l’imparare
Cap. 2 - Rappresentare
concetti per dare significato a ciò che si impara:
natura e usi
delle mappe concettuali
come presentare
agli studenti le mappe concettuali
applicazioni
didattiche delle mappe concettuali
Cap. 4 - Nuove
strategie per la programmazione dell’intervento didattico:
gli usi delle
mappe concettuali
"scalette" e
mappe concettuali
Cap. 5 - Nuove
proposte per la valutazione: le mappe concettuali.
Consigliamo di leggere:
Parte terza:
le basi dello studio
11. la mente
come elaboratore di informazioni
12. la memoria
13. la rappresentazione
della conoscenza
14. la comprensione
15. la risoluzione
di problemi
I. PARADIGMI TEORICI E METODOLOGIE DI RICERCA NELLO STUDIO DELLA COMPRENSIONE DEL TESTO SCRITTO
1.1 Introduzione
1.2 L’evoluzione delle ricerche sull’apprendimento umano e sulla comprensione del testo dal comportamentismo al cognitivismo
1.3 Metodi utilizzati dalla ricerca sulla comprensione del testo
La letteratura
sulla comprensione presenta quattro diverse metodologie i cui vantaggi
e limiti sono stati approfonditamente descritti da in Kieras e Just (1984):
metodi che si
basano sulla presentazione isolata di parti del testo sullo schermo di
un computer ;
registrazione
dei movimenti oculari durante la lettura ;
utilizzo del
paradigma TOL (Thinking-Out-Loud= Pensare ad alta voce")
metodi di
priming.
II. MODELLI TEORICI SULLA COMPRENSIONE DEL TESTO
2.1 Comprensione durante la lettura, comprensione durante l’ascolto
2.2 Dal testo al significato
2.3 Il ruolo delle conoscenze precedenti
2.4 Caratteristiche
del testo e caratteristiche del lettore
2.4.1 Caratteristiche
del testo che influenzano il processo di comprensione
2.4.2 Caratteristiche
del testo che influenzano la comprensione
2.5La comprensione del testo come integrazione di informazioni guidate dai dati (bottom-up) e informazioni guidate dai concetti (top-down)
2.6Processi inferenziali
2.7 Un esempio di modello interattivo e multidimensionale di lettura (Rumelhart)
III. ASPETTI PARTICOLARI DELL’ELABORAZIONE DEL TESTO
3.1 Verifica
di alcuni assunti sulla comprensione tramite registrazione dei movimenti
oculari
3.2 Processi
percettivi durante la lettura
3.3 Codifica
lessicale
3.4 Analisi
sintattica
3.5 Analisi
semantica
3.6 Simulazione
su computer di un modello di comprensione
IV. METACOGNIZIONE E LETTURA
4.1 Introduzione
4.2 Il dibattito
teorico sulla fondazione epistemologica del concetto di metacognizione
(conoscenze e controllo)
4.2.1Problematiche
legate alla definizione di metacognizione
4.2.2 Rapporto
tra metacognizione e prestazione
4.3 Processi
metacognitivi implicati nella comprensione del testo
4.3.1 Modello
tricomponenziale di Flavell
conoscenze
esperienze
strategie
4.3.2 Modello
tetraedico della metacomprensione di Ann Brown
1. il
tipo di testo
2.
il
compito
3.
le
strategie
4.
le
caratteristiche individuali
4.3.3 Modello
multicomponenziale di Jacobs e Paris
1.
l’autovalutazione
della conoscenza(conoscenze dichiarative, procedurali e condizionali) ;
2.
l’autogestione
del pensiero (attività di programmazione, valutazione e controllo
del compito) ;
4.4
Strategie
di lettura
4.4.1 Un
esempio di strategia di lettura: lo scorrere velocemente il testo
4.4.2 Fix-up,
le strategie di riparazione
4.4.3 Modificare
l’approccio al testo
V. DIFFICOLTA’ SPECIFICHE DI COMPRENSIONE DEL TESTO
5.1 Deficit
di comprensione e deficit decifrativi
5.2 Ricerche
su soggetti con difficoltà specifiche di comprensione
5.3 Processi
cognitivi e deficit di comprensione
5.3.1 Differenze
tra buoni e cattivi lettori nella decodifica
5.3.2 Differenze
tra buoni e cattivi lettori nelle conoscenze precedenti
5.3.2.1 CONOSCENZE
LESSICALI
5.3.2.2 CONOSCENZE
GENERALI E SPECIFICHE AL TESTO
5.3.3 Differenze
tra buoni e cattivi lettori nella memoria a breve termine
5.4 Aspetti
metacognitivi nelle difficoltà specifiche di comprensione
5.4.1 Conoscenze
metacognitive e disturbi di comprensione
5.4.2 Differenze
tra buoni e cattivi lettori nella conoscenza e nell’uso di strategie
5.4.3 Controllo
metacognitivo e disturbi di comprensione
VI. PROGRAMMI PER IL TRATTAMENTO DELLE DIFFICOLTA’ SPECIFICHE DI COMPRENSIONE
6.1 Introduzione
6.2 Il programma
ISL (Informed Strategies for Learning) di Paris, Cross e Lipson
6.3 Indicazioni
per una applicazione didattica alla teoria metacognitiva (da Garner 1987)
VII. PROGRAMMI ITALIANI PER LA PROMOZIONE DEGLI ASPETTI COGNITIVI E METACOGNITIVI DELLA LETTURA
7.1 Introduzione
7.2 Dalla
verifica al trattamento: guida a una corretta programmazione dell’intervento
sulla comprensione del testo
7.3 Il programma
MT per la promozione della comprensione
7.4 Lettura
e metacognizione: un programma per la promozione degli aspetti metacognitivi
della comprensione del testo
7.5 Conclusioni:
confronto tra i programmi
Bibliografia
Nella parte operativa viene analiticamente spiegato come realizzare l’insegnamento tramite tutoring:
il contesto
i colleghi
gli spazi
l’orario
la selezione
dei partecipanti
gli abbinamenti
l’età
e il dislivello di abilità
i materiali
didattici
la valutazione
e il monitoraggio
la formazione
dei tutor
accorgimenti
per alunni in situazione di handicap o con disabilità particolari
Introduzione
Cooperazione
vs. competizione
Gli effetti
sociali del tutoring
Gli effetti
intellettivi del tutoring
Campo di applicazione
del tutoring
Il problema
dei due sigma
Lo stimolo all’innovazione
Contesti di
apprendimento indipendente
Gratificazioni
professionali
Grandi aspettative
Cap.1 La storia del tutoring
Cap.2 Alcuni progetti di tutoring
Cap.3 Organizzare
un progetto di tutoring
Il contesto
Selezione dei
partecipanti e formazione dei gruppi
Aree curricolari
Materiali didattici
Contatti
Tecniche specifiche
Formazione al
tutoring
Monitoraggio
Valutazione
Feedback
Rassicurazione
Cap. 4 Guida
organizzativa
Contesto
Selezione e
formazione dei gruppi
Aree curricolari
Materiali
Contatti
Tecniche
Formazione
Monitoraggio
Valutazione
Feedback
Cap.5 Ricerche sulla valutazione dell’efficacia
Cap.6 Valutazione
dei risultati di un progetto
Gli obiettivi
della valutazione
Tipi di valutazione
Caratteristiche
della ricerca
Soggetti della
valutazione
Strumenti di
valutazione
Generalizzazione
e mantenimento
Analisi dei
dati
Bibliografia
1. ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO/FUNZIONAMENTO
2. INTESE E RACCORDI
3. CRITERI DI VERIFICA/VALUTAZIONE
4. SCELTA DI TECNICHE E STRATEGIE
5. TIPOLOGIA
DELL’APPROCCIO (TRASVERSALE/DISCIPLINARE)
Il volume è articolato in due parti: la prima approfondisce teoricamente le problematiche relazionali e gestionali, rilevando come la specificità e la complessità della scuola la rendano inadatta alla linearità riduttiva di molte teorie dell’organizzazione ; la seconda, operativa e strumentale, è una rassegna delle risorse scolastiche (docenti, alunni, personale non docente, organi collegiali, genitori, istituzioni, territorio, risorse materiali ed economiche) e delle possibilità di una loro gestione attenta e valorizzante.
Introduzione
Qui sono raccolti gli esiti del progetto FOR. DIR. (Formazione del personale direttivo scolastico: dalla ricerca sul ruolo alla progettazione e realizzazione di interventi formativi) in cui l’IRRSAE del Veneto si è impegnato fin dal 1987 con l’obiettivo di adeguare le modalità di formazione dei dirigenti scolastici al nuovo profilo professionale.
L’intervento formativo dell’IRRSAE/V si è posto l’obiettivo di:
Parte prima: APPROFONDIMENTI TEORICI (a cura di Cristiana Massioni)
Premessa (C. Massioni)
LE INDICAZIONI DELLA SOCIOLOGIA DELL’ORGANIZZAZIONE PER IL SERVIZIO PUBBLICO DI FORMAZIONE (R. Scortegagna)
Il fondamento e la legittimazione dell’organizzazione scolastica stanno proprio in questo: l’esistenza di un bisogno formativo comune a più individui con il desiderio di soddisfarlo: la capacità della scuola di rispondere a questo obiettivo con i propri mezzi e competenze.
Il problema principale di ogni organizzazione è quello di essere capace di raggiungere gli obiettivi che le sono propri impiegando nel miglior modo possibile le risorse a disposizione.
1.
Il
problema degli obiettivi
Ragionando intorno
agli obiettivi, possono sorgere alcuni interrogativi: chi li determina,
come
si determinano e quando si determinano.
2. La funzione dirigente dentro e fuori la scuola
3. Il problema del cambiamento
ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DELLE RISORSE UMANE (G. Bernardi)
Per
organizzazione
intendiamo:
un
sistema
complesso
di persone
associate per
il conseguimento di uno scopo unitario,
fra cui si dividono
le attività da svolgere,
secondo certe
norme,
stabilendo a
tal fine dei ruoli,
collegati fra
loro in modo gerarchico,
in rapporto
dinamico con l’ambiente esterno.
2. Fare organizzazione
3. Complessità:
fare
organizzazione come processo di scomposizione, suddivisione verticale di:
compiti
obiettivi
autorità
responsabilità
ai diversi
livelli, in modo coerente.
4. Perché fare organizzazione
5. Organizzazione e variabili d’intervento:
il
modello delle 7 S:
strategia
struttura
sistemi
staff (personale)
stile (di direzione)
skills (capacità)
sistema di valori
prevalente
LA GESTIONE DEL PERSONALE (A. Jori)
1.
Il personale come risorsa organizzativa
Direzione per
compiti (organizzazione burocratica)/ Direzione per obiettivi
2.
Il
problema della leadership
Possiamo definire
la leadership come la capacità di rappresentare norme, ideali, obiettivi
di un gruppo
Stili
di leadership Attenzioni prevalenti
funzionale compito
carismatico
affetto
politico consenso
gerarchico autorità
burocratico
regola
paternalistico
"comprensione"
permissivo fuga
partecipativo
valori
3. L’analisi sociologica delle organizzazioni
IL DIRIGENTE SCOLASTICO E LA CONDUZIONE DEI GRUPPI DI LAVORO (B. Vezzani)
1.
La conduzione del gruppo eterocentrato
2. Il problema
della leadership (gli stili di conduzione di Lewin)
3. La conduzione
dei gruppi di lavoro in sede scolastica
IL CLIMA ORGANIZZATIVO (P. De Vito Piscicelli)
1. L’intervento psicosociale (l’intervento unilaterale/l’intervento psicosociale)
2.
Il clima organizzativo
2.1 Il clima
e le sue dimensioni
2.2 Aspetti
metodologici e psicologici della diagnosi di un sistema organizzativo
3.
Il cambiamento organizzativo
3.1 Due modelli
di cambiamento organizzativo
3.2 Resistenze
al cambiamento
3.3 Alcuni problemi
del cambiamento organizzativo
4. La leadership situazionale
Parte seconda: STRUMENTI (a cura di S. Basalisco e L. Tosi)
PREMESSA
1.
La ricerca sulla funzione del dirigente scolastico
2. Le attività
gestionali
3. Gli indicatori
della qualità formativa
4. Le risorse
scolastiche
5. Autonomia
della scuola e processi gestionali
6. Il gruppo
di ricerca/azione FOR. DIR.
IL DIRIGENTE SCOLASTICO E LA RISORSA DOCENTI
1. Responsabilità del D.S. e collegialità docente
2. Analisi della risorsa docenti
3.
Le assenze dei docenti
3.1 Rilevazione
delle assenze
3.2 Comportamenti
gestionali
4.
Stabilità e mobilità dei docenti
4.1 Tasso di
stabilità
4.2 Comportamenti
gestionali
5.
Programmazione e valutazione
5.1 Riferimenti
pedagogici e normativi
5.2 Limiti e
vincoli della programmazione
5.3 Analisi
della domanda e delle risorse
5.4 Le operazioni
di programmazione
5.5 Valutazione
formativa
5.6 Analisi
delle attività
5.7 Comportamenti
gestionali
6.
Innovazione e sperimentazione
6.1 Innovazione
e domanda di cambiamento
6.2 Rilevazione
delle attività innovative e sperimentali
6.3 Comportamenti
gestionali
7.
Formazione e aggiornamento dei docenti
7.1 Formazione
iniziale e formazione continua
7.2 Formazione
e nuovo profilo professionale del docente
7.3 La domanda
di formazione
7.4 Formazione
e competenze disciplinari
7.5 Rilevazioni
delle attività formative
7.6 Indicatori
della qualità formativa
7.7 Comportamenti
gestionali
8.
Gestione dello staff
8.1 Leadership
educativa e complessità dell’organizzazione scolastica
8.2 Gruppo di
gestione/staff
8.3 Delegare
cosa e a chi
8.4 Analisi
dello staff
8.5 Comportamenti
gestionali
9.
Relazionalità
9.1 Clima relazionale
e qualità della comunicazione
9.2 Analisi
delle attività di supporto alla relazionalità
9.3 Comportamenti
gestionali
10.
Utilizzazione delle ore destinate alle attività connesse con l’insegnamento
10.1 Tipologia
delle attività "connesse"
10.2 Analisi
dell’utilizzo delle 80 ore e delle 40 ore
10.3 Comportamenti
gestionali
11.
I docenti e l’utilizzazione delle dotazioni scolastiche
11.1 Documentazione
didattica e laboratori
11.2 Rilevazione
dell’utilizzazione dei laboratori
11.3 Comportamenti
gestionali
IL DIRIGENTE SCOLASTICO E LA RISORSA DEL PERSONALE A.T.A. (AMMINISTRATIVO, TECNICO, AUSILIARIO)
1.
Funzione del personale A.T.A.
2. Rilevazione
del personale A.T.A.
3. Rapporto
tra D.S. e personale A.T.A.
4. Attenzione
alla comunicazione
5. Comportamenti
gestionali
GESTIONE DELLA RISORSA ALUNNI
1.
Gli alunni oggi
1.1 Gli alunni
bambini
1.2 Gli alunni
preadolescenti
1.3 Gli alunni
adolescenti
1.4 Analisi
quantitativa della risorsa alunni
1.5 Rilevazione
e integrazione degli svantaggiati
1.6 Analisi
del ritardo scolastico
1.7 Rilevazione
dei risultati
1.8 Comportamenti
gestionali
2.
Frequenza degli alunni
2.1 Rilevazione
della frequenza
2.2 Analisi
delle "fughe" scolastiche
2.3 Comportamenti
gestionali
3.
Infrazioni disciplinari degli alunni
3.1 Rilevazione
di infrazioni e atti vandalici
3.2 Iniziative
preventive
3.3 Comportamenti
gestionali
4.
Rapporto con gli alunni e con le classi
4.1 Condividere
la relazione educativa
4.2 Visite alle
classi
4.3 Rilevazione
quantitativa dei rapporti con gli alunni e le classi
4.4 Comportamenti
gestionali
5.
Scelta ed esclusione della scuola
5.1 Analisi
delle dimensioni della scelta/esclusione
5.2 Analisi
delle motivazioni dell’utenza
5.3 Il PEC/PEI
come strumento di informazione dell’utenza
5.4 Comportamenti
gestionali
6.
Orientamento degli alunni
6.1 Diritto
all’orientamento e sistema orientativo
6.2 Nodi strutturali
e resistenze culturali
6.3 Analisi
dell’orientamento
6.4 Comportamenti
gestionali
IL DIRIGENTE SCOLASTICO E LA RISORSA GENITORI
1.
I genitori e la famiglia oggi
1.1 La famiglia
e l’esperienza scolastica dei figli
1.2 Le aspettative
della famiglia
1.3 Il rapporto
tra scuola e famiglia
2. Analisi delle richieste di colloquio dei genitori
3. Comportamenti gestionali
IL DIRIGENTE SCOLASTICO E LA RISORSA ORGANI COLLEGIALI
1.
La svolta partecipativa
2. D.S. e organi
collegiali
3. Comportamenti
gestionali
IL DIRIGENTE SCOLASTICO E LA RISORSA ISTITUZIONI, TERRITORIO, SERVIZI
1.
Scuola ed extrascuola
2. Forme dell’interazione
scuola - extrascuola
3. Comportamenti
gestionali
GESTIONE RISORSE ECONOMICHE
1.
La lenta estensione dell’autonomia amministrativa e finanziaria
2. Gestione
economico - finanziaria e D.S.
3. Comportamenti
gestionali
CONCLUSIONE
Bibliografia
Le abilità di gestione del tempo si possono suddividere in tre ambiti generali: quelle "tattiche", riferite all’autocontrollo specifico nei vari compiti lavorativi ; quelle più "strategiche", riferite all’investimento psicologico profondo che rivolgiamo al lavoro ; e quelle "relazionali", riferite ai rapporti con i colleghi e l’utenza.
I benefici che si ottengono da una migliore gestione del tempo nella vita professionale (e non solo) sono immediatamente evidenti: maggiore produttività e autorealizzazione personale, maggiore empowerment e autoefficacia, senso di controllo sugli eventi, con conseguente riduzione dello stress e dell’ansia da prestazione.
Il libro sintetizza in modo agile e diretto, con numerosi esercizi di autoanalisi, il contributo della psicologia dell’autocontrollo e dell’organizzazione, mettendo in risalto il rapporto diretto tra soddisfazione lavorativa, qualità della vita e prevenzione del burn-out.
Introduzione
Cap. 1 Il tempo:
un capitale limitato
Cap. 2 L’atteggiamento
giusto per migliorare la gestione del tempo
Cap. 3 Analisi
dell’uso attuale del vostro tempo
Cap. 4 Voi e
i vostri compiti lavorativi
Cap. 5 Voi e
voi stessi
Cap. 6 Voi e
gli altri
Bibliografia
Appendice (Materiali)
In modo specifico vengono trattati sia i problemi relativi alla ferialità della valutazione, cioè al valore della quotidianità delle prove di verifica, sia quelli riguardanti le strategie che possono consentire alla scuola di attivare procedure di autoanalisi didattica e di istituto nel quadro di un sistema generale di valutazione funzionale a coinvolgere l’organizzazione della scuola in un’impresa più vasta rispetto a quella tradizionale e certamente più significativa.
Il volume vuole offrire una pista di lavoro utile alla qualificazione della scuola e, in particolare, alla ripresa dell’innovazione.
Consigliamo di leggere:
Capitoli 5 -
L’Autoanalisi di Istituto
Capitolo 11
- Indicatori e valutazione di Istituto
Capitolo 12
- L’autovalutazione didattica
Capitolo 13
- Valutazione didattica e studenti
Capitolo 14
- Valutazione formativa e sommativa
Capitolo 15
- Scuola, formazione e valutazione
Quali processi e operazioni mettono in atto, mentre studiano?
Come valutarne l’efficacia?
Il "metodo di studio" dall’Autrice non viene "pesato" lungo tre direttrici: le tecniche, le strategie di pensiero, icontenuti, che determinano sia le tecniche sia il modo di ragionare. Le tre vie indicate devono essere percorse contemporaneamente dall’insegnante e dallo studente.
CAPITOLO 1: IL CONTESTO
CAPITOLO 2: STUDIARE:
UN’OPERAZIONE COMPLESSA
2.2 Gli elementi
dello studio
2.2.1 Studio
e motivazione: la dimensione affettiva
2.2.2 Studio
e mente: la dimensione cognitiva
2.2.3 Studio
e metodo
2.3 Studio:
problemi e difficoltà
CAPITOLO 3: QUANDO
IL PROBLEMA E’ IL METODO
3.1 Dal documento
dell’OCDE
3.1.1 Il metodo
delle tecniche
3.1.2 Il metodo
dell’impregnazione
3.2
La didattica
metacognitiva
3.2.1
Gli
elementi costitutivi della didattica metacognitiva
3.2.2 Il
problema della generalizzazione
3.2.3
L’applicazione
della didattica metacognitiva in classe
3.3 L’auto
- appropriazione
CAPITOLO 4: QUANDO
IL PROBLEMA E’ LA TECNICA
4.1 La questione
del metodo di studio
4.2 Le tecniche
di studio tra miti e realtà
4.2.1 Organizzare
il tempo e pianificare il lavoro
4.2.2 Leggere
per comprendere un testo scritto
4.2.3 Sottolineare
4.2.4 Prendere
appunti
4.2.5 Organizzare
e rappresentare le informazioni
4.2.6 Comunicare,
studiare e produrre un testo scritto
4.2.6.1 Svolgere
un tema
4.2.6.2 Fare
un riassunto
4.2.6.3 Fare
una ricerca
4.2.7 Risolvere
un problema di matematica
4.2.8 Memorizzare
e ripassare
4.2.9 Concentrarsi
4.2.10 Affrontare
un esame, un’interrogazione o una prova
CONCLUSIONE: PER NON CONCLUDERE
BIBLIOGRAFIA
Parte prima : GLI STUMENTI DI GESTIONE DELLA COMPLESSITA’ SOCIALE
Istituzione, organizzazione, democrazia, innovazione, autonomia
Parte seconda : LA SCUOLA COME LABORATORIO DI GESTIONE DELLA COMPLESSITA’ SOCIALE
I. La scuola
di fronte all’autonomia
II. Il servizio
scolastico tra arte e gestione
III. Il modello
di riferimento e le linee concettuali di un approccio gestionale
Parte terza : PERCORSI E MODALITA’ OPERATIVE DI PROGETTUALITA’ COLLEGIALE EFFETTIVA
I. Progettare
nella complessità
II. La progettazione
nell’articolazione della struttura scolastica: il Progetto Educativo d’Istituto,
i consigli di clase, i gruppi disciplinari
III. Alcune
esperienze concrete
1. In una scuola
media
2. In un Istituto
Tecnico Commerciale
3. Nella scuola
elementare
4. I problemi
aperti
Parte quarta : LA CULTURA E LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA DELLA SCUOLA
I. I miti della
scuola
II. Il capo
d’Istituto: un ruolo da (ri)definire
III. La struttura:
un mezzo, non un fine
Qualche
conclusione
Bibliografia
1. ABITUDINI E MEMORIA STORICA
2. ASPETTATIVE/ANSIE
3. ACCANIMENTO TERAPEUTICO (IMPLICITO/ESPLICITO)
4. SPIRITO DI COMPETIZIONE
5. LA PATOLOGIA DELLA "SEDIA"
6. L’AIUTO NON RICHIESTO
7. IL METODO
"MIGLIORE"
Parte prima –
I primi anni
- Le prime fasi
dello sviluppo sociale
- Il gioco
Parte seconda
– I fattori cognitivi e l’apprendimento
- La formazione
dei concetti e lo sviluppo cognitivo
- Il linguaggio
e la comunicazione
- L’intelligenza
- La creatività
- L’apprendimento
Parte terza –
I fattori affettivi
- La personalità
- Lo sviluppo
morale e i valori
- Il sé:
identità e autostima
Parte quarta
– Interazioni sociali, relazioni insegnante-alunni e personalità
dell’insegnante
- Comportamento
interpersonale e abilità sociali
- Il counseling
educativo
- Il controllo
e la gestione della classe
- Personalità
e stress dell’insegnante
L’insegnante si forma, giorno dopo giorno, una conoscenza degli alunni come persone. Cerca di comprenderne la personalità, la capacità di apprendere, gli stili cognitivi, la motivazione, i comportamenti interpersonali e gli atteggiamenti nei confronti della scuola, che si evolvono sulla base di una serie complessa di fattori psicosociali, familiari e biologici.
L’opera illustra in chiave operativa tali fattori, e nello stesso tempo discute a fondo il ruolo che rivestono gli insegnanti nello sviluppo e nell’apprendimento e il modo migliore con cui possono aiutare i ragazzi a beneficiare delle opportunità che la scuola offre.
L’autore affronta i temi psicologici più direttamente connessi alla professione di chi opera nell’educazione.
[1] Capitolo 13 - Il controllo e la gestione della classe
I comportamenti
problema.
Tecniche di
modificazione del comportamento.
Altri aspetti
del controllo e della gestione della classe. Regole fondamentali di valore
generale:
- Interessate
la classe
- Evitate gli
atteggiamenti artificiosi
-Siate giusti
- Siate spiritosi
- Evitate minacce
inutili
- Siate puntuali
Evitate di arrabbiarvi
- Evitate l’eccesso
di familiarità
- Concedete
qualche responsabilità
- Richiamate
l’attenzione in modo mirato
- Evitate di
umiliare i ragazzi
- Siate attenti
- Usate un linguaggio
affermativo
- Dimostrate
fiducia
- Organizzatevi
bene
- Dimostrate
che vi piacciono i bambini
La punizione.
Problemi di comportamenti di gruppo.
Il rifiuto della scuola.
[2] Capitolo
14 - Personalità e stress dell’insegnante
Efficacia dell’insegnante:
-· Valutazione
delle caratteristiche dell’insegnante
-· La
sicurezza emotiva dell’insegnante
-· Gli
atteggiamenti dell’insegnante
-· Gli
stili degli insegnanti
-· Il
valore della spiegazione dell’insegnante
-· Variare
i metodi di insegnamento
Lo stress dell’insegnante:
Come gestire
lo stress
La professione dell’insegnante è tutt’altro che esente da questo rischio. Anzi, nel mondo della scuola vi sono svariate e specifiche fonti di stress, ognuna con proprie logiche e proprie esigenze peculiari e quindi talvolta difficili da gestire. Alunni, genitori, colleghi, dirigenti, programmi, esercitano ciascuno una propria "pressione" sull’insegnante, il quale dovrà fronteggiarle secondo il proprio stile e le proprie risorse personali.
Questo libro presenta un percorso modulare di "autoconsapevolezza e autocontrollo" per permettere al singolo insegnante di gestire da sé, in modo semplice e personalizzato, le sue peculiari condizioni di stress.
Il testo parte da una comprensione delle cause e degli effetti dello stress, con l’importante distinzione tra stress positivo e stress negativo (capitolo 1), per proseguire con l’autovalutazione del proprio livello di stress professionale, delle reazioni più tipiche alle situazioni stressanti e delle caratteristiche personali che contribuiscono allo stress (capitolo 2). Una volta riconosciuto che lo stress esiste e che è possibile affrontarlo, si inizia con le strategie per gestirlo, soffermandosi sul superamento delle emozioni negative (capitolo 3) e sul miglioramento dell’autostima (capitolo 4). Seguono le strategie di natura organizzativa, riguardanti la gestione del tempo (capitolo 5) e la conduzione di riunioni e gruppi di lavoro (capitolo 6). Si passa poi alle strategie più specifiche alla professione dell’insegnante, ossia come affrontare i rapporti difficili (capitolo 7) e come condurre efficacemente una classe (capitolo 8). Per concludere si suggeriscono alcune strategie di gestione dello stress inerenti allo stile di vita (capitolo 9). Ciascun capitolo, oltre a presentare gli obiettivi che dovrebbero guidare l’insegnante, propone alla fine qualche suggerimento per fare esperienza di quanto appreso ("Un po’ di fatica").
Seguono due appendici, la prima di corredo al testo, la seconda di materiali di autovalutazione tratti dal libro e liberamente fotocopiabili.
Cap.1 CAPIRE LO STRESS
-·
Perché
quella dell’insegnante è una professione stressante?
-·
Che
cos’è lo stress ?
-·
Le
reazioni allo stress
-·
Il
burn-out
-·
Un
po’ di pratica (questionario: verifica della conoscenze e degli atteggiamenti
rispetto allo stress)
Cap.2 VALUTARE IL PROPRIO STRESS
- ·
Autovalutazione
delle reazioni allo stress
-
Autovalutazione
dello stress
-·
Il
vostro profilo dello stress (Questionario sui fattori stressanti nell’insegnamento)
- · Autovalutazione
delle caratteristiche personali
1. Gli atteggiamenti
(Questionario sulle convinzioni degli insegnanti)
2. Le abilità
di fronteggiamento (Questionario)
- ·
Lo
stress nella vita quotidiana (Questionario)
· Un
po’ di pratica
Cap.3 SUPERARE LE EMOZIONI NEGATIVE
All’origine
dello stress
L’autoregolazione
delle emozioni
Meccanismi
mentali distruttivi e pensieri razionali
Atteggiamenti
e pensieri
Individuazione
e trasformazione dei contenuti mentali irrazionali
Lo stile
di attribuzione
Una procedura
per la gestione razionale di se stessi
Un po’ di
pratica
Cap.4 MIGLIORARE L’AUTOSTIMA
Che cos’è
l’autostima
Scoprite
il concetto che avete di voi stessi
Autoaccettazione
razionale
Contrastare
il proprio atteggiamento autodenigratorio
Come potete
aumentare la vostra autostima
Stabilire
gli obiettivi
Un po’ di
pratica(attività per l’individuazione degli obiettivi personali)
Cap.5 ORGANIZZARE IL PROPRIO TEMPO
Organizzare
il tempo
Stabilire
le priorità
Programmare
il proprio tempo
Identificare
ed eliminare i fattori di disturbo
Mantenere
interessi extraprofessionali
Vincere la
tendenza a procrastinare
Un po’ di
pratica
Cap.6 CONDURRE RIUNIONI E GRUPPI DI LAVORO
Le riunioni
di lavoro
Organizzare
riunioni di lavoro (tappe organizzative e criteri)
Condurre
e partecipare a riunioni (le abilità del conduttore del gruppo)
I gruppi
di lavoro di insegnanti (regole per un buon funzionamento)
Un po’ di
pratica (verifica preriunione, valutazione postriunione)
Cap.7 AFFRONTARE I RAPPORTI DIFFICILI
Difficoltà
relazionali
Instaurare
e mantenere amicizie
La comunicazione
efficace
1. Prima
abilità: comunicare i propri sentimenti
2. Seconda
abilità: saper ascoltare
3. Terza
abilità: mostrare empatia
·
Gestione
della collera e soluzione dei conflitti
·
Interagire
in modo assertivo
·
Stile
impersonale assertivo
·
Stile
impersonale aggressivo
·
Stile
impersonale passivo
·
Differenti
tipi di messaggi assertivi
·
Tecniche
assertive difensive
·
Il
vostro piano assertivo per agire
·
Un
po’ di pratica
Cap.8 LA CONDUZIONE EFFICACE DELLA CLASSE
I comportamenti
di disturbo
Come gestire
i comportamenti problematici degli alunni(punti chiave da ricordare riguardo
alle ricompense e ai privilegi)
Un po’ di
pratica:
1.
Come
un insegnante può uccidere la voglia di imparare dell’alunno
2.
Ciò
che i tuoi alunni vorrebbero dirti
Cap.9 MIGLIORARE IL PROPRIO STILE DI VITA
Prevenire
l’affaticamento
Il complesso
della "superdonna"
Il benessere
del corpo
L’ossessione
del peso
Il consumo
di alcolici
Il consumo
di tabacco
Il benessere
della mente
·
Conclusioni
Bibliografia
APPENDICE A
Rilassamento
mentale
Respirazione
rilassante
Convinzioni
personali dell’insegnante
Scheda per
l’autoanalisi razionale emotiva
Convinzioni
irrazionali di base
Un salvagente
per l’emergenza
APPENDICE B
Materiali
di autovalutazione (Questionari)
Il Gatti distingue
bene le funzioni di guida del docente e quelle di supporto/sostegno del
genitore, la cui "vocazione" riguarda soprattutto la ricerca di qualità
nelle condizioni di studio. Un cenno viene fatto anche ai modelli
impliciti di studio che i genitori trasmettono con i loro comportamenti.
Questo volume propone un programma articolato che ha lo scopo di migliorare le interazioni tra scuola e famiglia e permettere di affrontare con maggiore efficacia e coordinamento i problemi sia di profitto che di comportamento degli studenti. Varie procedure innovative, applicabili in scuole di ogni ordine e grado, vengono spiegate dall’autrice in modo chiaro e dettagliato, con numerosi esempi illustrativi.
Introduzione
2. Valutazione dei problemi comportamentali a scuola e in famiglia
3. Programmazione e gestione delle comunicazioni scuola - famiglia
4. Applicazioni speciali delle comunicazioni scuola - famiglia
5. Applicazioni ad alcuni casi
Bibliografia
valorizzazione di se stessi, del proprio senso di autoefficacia, e attribuzione di valore ai processi di apprendimento e alle attività scolastiche;
personalizzazione degli obiettivi didattici, consentendo spazi di autodeterminazione e scelta autonoma;
facilitazione dell’assunzione di rischi da parte dell’alunno, che impara a collaborare con i compagni, a esporre i risultati del suo lavoro, a definire i suoi obiettivi ecc.
creazione di un clima relazionale positivo di sostegno interpersonale ed emotivo, in cui ogni alunno si senta genuinamente e profondamente stimato e rispettato.
Come
incoraggiare l’assunzione di rischi:
trategie per
incoraggiare l’assunzione di rischi attraverso l’insegnante come modello
Strategie per
incoraggiare l’accettazione del successo
Strategie per
valutare i risultati individuali
Strategie per
aiutare gli alunni a scegliere gratificazioni adeguate
Attività
per incoraggiare l’assunzione di rischi
Come
creare un clima positivo per l’apprendimento:
Attività
per un clima positivo per l’apprendimento
Valutare le
proprie qualità come insegnante
Elenco di caratteristiche
di qualità dell’insegnante identificate nella ricerca di Richard
Ryan e Jerome Shiller.
Gli
insegnanti che suscitano e rendono attiva la motivazione innata negli alunni
sono:
bene informati
sui bisogni di ciascun alunno;
interessati
allo sviluppo di ciascun alunno;
coerenti e risoluti
per quanto riguarda le regole, i limiti e le risorse messe a disposizione;
democratici;
incoraggianti;
interessati
allo sviluppo di ciascun alunno;
coerenti e risoluti
per quanto riguarda le regole, i limiti e le risorse messe a disposizione;
democratici;
incoraggianti;
affettuosi;
fiduciosi nell’abilità
di riuscire presente in ciascun alunno;
rispettosi di
tutti i tentativi, anche parziali, valsi a raggiungere un obiettivo da
parte di tutti gli alunni.
Altre
qualità identificate nella ricerca sulle caratteristiche dell’insegnante,
in relazione a un clima di classe positivo, sono:
essere rilassati;
essere capaci
di divertire;
amare il proprio
lavoro;
essere ottimisti
e positivi;
saper stabilire
dei limiti coerenti;
saper mantenere
la disciplina senza umiliare i ragazzi;
incoraggiare
i ragazzi ad assumersi rischi;
non aspettarsi
la perfezione;
avere il senso
dell’umorismo;
ricordare che
gli alunni non sono cattivi o stupidi, sono solo insicuri;
saper perdonare
e dimenticare;
non arrendersi
mai.
Tutte queste qualità trasmettono un senso di rispetto e di attenzione. Sono la base su cui fondare relazioni profonde e significative tra alunno e insegnante.
Come valutare il clima di classe
Elementi
di valutazione:
un ambiente
sicuro e ordinato;
un processo
decisionale basato sulla collaborazione;
aspettative
alte per tutti gli alunni;
incoraggiamento
dell’iniziativa degli alunni;
accettazione
di molti punti di vista e diverse soluzioni ai problemi;
i sentimenti
e le idee vengono apprezzati.
Prefazione
1. Introduzione
alla gestione dei problemi di comportamento e alla relazione di aiuto (F.
Folgheraiter)
2. La valutazione
dei comportamenti problema secondo l’approccio comportamentale: l’analisi
funzionale (F. Folgheraiter)
3. Tecniche
comportamentali di gestione dei problemi di comportamento (A.P. Goldstein
et al.)
4. Motivazione
intrinseca e comportamenti problema nella classe (H.S. Adelman-L. Taylor)
5. Disabilità
di apprendimento e delinquenza giovanile (K.A. Larson)
6. I principi
e il metodo dell’educazione morale (A.P. Goldstein-B. Glick)
7. L’educazione
razionale-emotiva di Ellis: implicazioni per gli insegnanti (M. Di Pietro)
8. Appendice:
Rassegna di
ricerche
Test SEDS (Test
di valutazione dei problemi comportamentali ed emozionali)
La psicologia scientifica ha evidenziato un fatto molto importante: intelletto ed emozioni non sono aspetti completamente separati del funzionamento umano, poiché il pensiero può continuamente intrecciarsi con le reazioni emotive, influenzandole in vario modo. In particolare sono state studiate molte modalità di pensiero irrazionale che possono esacerbare e mantenere emozione negative. Uno degli psicologi che hanno dato maggiore impulso a questi studi è stato Albert Ellis, ideatore di una teoria e di un metodo psicoterapeutico denominato Terapia Razionale-Emotiva (RET), approccio su cui si basa questo manuale.
Presentazione
Introduzione
1. Cominciamo
da noi stessi
2. Le mie emozioni
3. Perché
mi sento così
4. I pensieri
che creano problemi
5. Quando le
cose sono difficili
6. L’erba voglio
nel mio giardino
7. Ho paura
di...
8. Parolacce
e dispetti
9. Aiutare è
bello
10. Mettiamo
tutto assieme
Bibliografia
1. ABILITA’ APPRESE
2. CONTESTO RELAZIONALE
3. ISTRUZIONI RICEVUTE
4. LIBRI USATI
5. SUCCESSO/INSUCCESSO
Ma l’autostima non è il semplice risultato di fattori "esterni" o meramente oggettivi. Tutte le informazioni legate alla "riuscita" o all’accettazione interpersonale vengono infatti reinterpretate dagli schemi cognitivi del bambino, dalla sua soggettiva visione della realtà e di se stesso. In effetti, l’importanza del cosidetto "stile di pensiero" e dei molteplici processi metacognitivi che si traducono in un dialogo interno più o meno costruttivo, è sempre più accentuata dalla ricerca scientifica.
Questo volume rappresenta una sintesi completa di queste tendenze innovative, sia sul piano teorico sia su quello applicativo. Vengono dettagliatamente descritti dei programmi educativi rivolti ad aree psicologiche specifiche come la percezione interpersonale, l’immagine corporea, il problem - solving, il dialogo interno, la comunicazione ecc
Prefazione
"Le nostre strategie d’intervento - dicono gli Autori - si basano su tecniche cognitivo - comportamentali che si sono già dimostrate efficaci per aiutare i bambini, gli adolescenti e gli adulti a modificare il modo in cui pensano, sentono e agiscono nei confronti di se stessi. Ciò che rende unico questo programma è il fatto che queste tecnichesono state organizzate in un "pacchetto" integrato di trattamento, e il fatto che si prende in considerazione il livello di sviluppo di ciascun bambino prima di rivolgergli interventi educativi sul Sé."
Prima parte
MODELLI TEORICI ED EMPIRICI
1. Il
concetto di autostima
Che cos’è
l’autostima ?
Perché
è importante l’autostima ?
Come si fa
a stabilire se un bambino ha una bassa autostima ?
2. Le teorie dell’apprendimento sociale
3.
Autostima
e sviluppo
Il sistema
del Sé
4.
Come
usare questo libro
L’assessment
L’intervento
Seconda parte
MODALITA’ DI INTERVENTO
5. Il
problem - solving interpersonale
Il modello
del problem - solving
Le abilità
di problem - solving:considerazioni evolutive
L’assessment
L’intervento
6. Il dialogo interno
7. Lo stile di attribuzione
8. L’autocontrollo
9. La modificazione degli standard cognitivi
10. La
comprensione interpersonale
La comprensione
dell’altro: considerazioni evolutive
Tener conto
della percezione degli altri
Tener conto
dei sentimenti degli altri
Tener conto
dei pensieri dell’altro
Tener conto
di come sono le altre persone
11. Le abilità di comunicazione
12. L’immagine corporea
13. Ulteriori suggerimenti
APPENDICE
1
Cosa penso
di me(Questionario 1- 60)
APPENDICE
2
Checklist
per la sintesi dei dati relativi all’autostima
Bibliografia
Per rendere positiva l’esperienza scolastica, l’agire educativo del docente riveste un’importanza fondamentale. Il modo in cui egli si rapporta, organizza la situazione apprenditiva, cura le strutture interattive presenti nella classe ha un considerevole influsso nel facilitare o, viceversa, nell’ostacolare il rendimento e la formazione dell’intera personalità degli allievi.
In questa prospettiva, il volume vuole essere un ausilio e uno strumento di lavoro per psicologi, pedagogisti, insegnanti e per quanti operano nella scuola, perché indirizzino il loro impegno alla realizzazione di una prassi educativa tesa a incoraggiare la crescita integrale degli allievi e a facilitare la creazione di un positivo clima sociale e apprenditivo.
Presentazione
Il testo, che si occupa dello sviluppo integrale della personalità degli allievi, invita i docenti ad andare oltre la cura degli aspetti esclusivamente didattici e relazionali, per occuparsi della crescita del discente in quanto persona capace di stare con gli altri e di affrontare con fiducia i compiti sempre più complessi che la vita gli pone.
Nel primo capitolo sono esplicitati gli aspetti teorici riguardanti la formazione degli allievi e vengono delineati gli obiettivi da perseguire per lo sviluppo della personalità sociale e della fiducia in situazioni di rendimento. L’accento è, quindi, posto sul che cosa promuovere.
Nel secondo capitolo sono esplicitati gli aspetti metodologici, ossia le competenze e gli interventi di cui il docente necessita per raggiungere determinate mete. Ci si focalizza, pertanto, sul come promuovere.
Nel terzo capitolo, infine, è proposto un modello di formazione con il relativo materiale di training, per facilitare l’acquisizione delle competenze e degli interventi dell’agire incoraggiante. L’oggetto è, quindi, come imparare a promuovere.
1. Personalità
scolastica: aspetti teorici della formazione integrale degli allievi
1.1 Influsso
delle esperienze sociali e di rendimento sulla formazione degli allievi
1.2 Personalità
scolastica: componenti e aspetti formativi
1.3 Formazione
della personalità degli allievi e realtà scolastica
2. Sapere,
saper essere e saper fare dell’insegnante incoraggiante
2.1 Agire educativo
come incoraggiamento: introduzione
2.2 Percezione
differenziata e valutazione corretta del comportamento degli allievi
2.3 Interazione
efficace e personalizzata con gli allievi: repertorio relazionale dell’insegnante
2.4 Incoraggiamento
della personalità sociale e della fiducia: interventi promozionali
specifici
3. Proposta
di un modello di formazione
3.1 Impostazione
e conduzione del training
3.2 Materiale
di training e presentazione delle unità
Appendice.
Sequenza delle unità di lavoro
Unità
1. Motivare all’incoraggiamento della personalità scolastica
Unità
2. Discriminare le differenze individuali e la singolarità degli
allievi
Unità
3. Comprendere il vissuto esperenziale degli allievi: ascolto attivo
Unità
4. Esprimere la propria percezione e il proprio vissuto circa la realtà
relazionale: comunicazione descrittiva e rappresentativa
Unità
5. Promuovere e mantenere la disciplina: comunicazione regolativa
Unità
6. Facilitare la soluzione comune dei problemi: problem - solving
Unità
7. Risolvere cooperativamente conflitti di interesse: conflict management
Unità
8. Potenziare i comportamenti relazionali proattivi: positiva definizione
del contatto
Unità
9. Fornire supporto orientativo e informativo
Unità
10. Curare le strutture interattive nella classe
Unità
11. Organizzare accuratamente la situazione apprenditiva
Unità
12. Promuovere negli allievi la conoscenza differenziata delle proprie
capacità
Unità
13. Facilitare negli allievi l’adozione di adeguati criteri valutativi
Unità
14. Ridurre l’ansia in situazioni di rendimento
Unità
15. Curare il livello di aspirazione degli allievi
2. L’educazione come processo autogestito
Gordon condivide con Rogers il principio che la finalità prioritaria di un sistema educativo sia quella di aiutare un individuo ad educare (fare venire fuori) se stesso.
La logica cui si ispira Gordon è la logica del "vinciamo insieme", collaboriamo alla soluzione dei problemi che ostacolano il nostro sviluppo, promuoviamo insieme le attività che lo facilitano. Ad un insegnante direttivo, centrato sul compito e sul controllo dell’efficienza produttiva, Gordon sostituisce una "persona" che promuove l’espressione dei bisogni, delle idee e delle emozioni e si libera dalla paura di perdere il controllo della classe.
La centralità dell’interesse si sposta dai contenuti e dalle metodologie didattiche alla qualità della relazione, alla intenzionalità, ai processi di comunicazione e interazione, alla capacità dell’insegnante di facilitare gli alunni nella soluzione dei loro problemi e di essere congruente e trasparente nella ricerca di una soluzione ai suoi stessi problemi: in sintesi alla sua sensibilità e alla sua capacità di rendere sinergico un sistema complesso come la scuola.
Il centro di interesse diventa la persona e la metodologia stessa si centra sulle strutture e sulle dinamiche attraverso le quali le persone possono arrivare ad autogestire il loro processo di sviluppo. (L’approccio centrato sulla Persona nell’opera di Rogers e Gordon).
Gordon predispone dei "training brevi", mirati a facilitare il processo di apprendimento delle competenze che rendono le persone e i gruppi più efficaci nelle relazioni interpersonali e nella soluzione di problemi e di conflitti.
Al training per i genitori (P.E.T.= Parents Effectiveness Training), Gordon fa seguire quello per gli insegnanti: il T.E.T. (Teacher Effectiveness Training) di cui il presente volume è la fedele traduzione. Gordon ancora una volta vuole aiutare chi lavora con soggetti in età evolutiva a comunicare in modo efficace, a facilitare l’autoapprendimento, a condurre democraticamente un gruppo di discussione, di lavoro odi incontro finalizzato alla soluzione di problemi o conflitti. Il clima è sempre quello rogersiano: si promuove l’autofiducia, la creatività, l’autocontrollo e l’autodisciplina ; si sviluppa il senso di autonomia e quello di responsabilità, si invitano gli studenti a partecipare al processo attraverso il quale si definiscono le regole che governano la vita della classe.
Capitolo primo
: Il rapporto insegnante - studente: l’anello mancante
Che cosa fare
a proposito dell’onnipresente problema della disciplina ?
Capitolo secondo
: Un modello per un rapporto costruttivo tra insegnanti e studenti
Che cosa si
intende per un buon rapporto insegnante - studenti
Un modo di concepire
il rapporto insegnanti - studenti
Una differenza
fondamentale tra insegnanti che accettano o rifiutano i comportamenti dei
loro studenti
Variabilità
della linea di accettazione
Come capire
i mutamenti in se stessi (insegnanti)
Come capire
la diversità dei sentimenti nei confronti di studenti diversi
Come capire
l’influenza dell’ambiente e del contesto
E’ giusto accettare
tutti i comportamenti degli studenti ?
Di chi è
il problema ?
Perché
è importante stabilire di chi è il problema
Perché
è importante l’area non problematica
Capitolo terzo
: Che cosa possono fare gli insegnanti se gli studenti hanno dei problemi
Perché
gli insegnanti non riescono ad affrontare adeguatamente i problemi relativi
allo studente
Il linguaggio
del rifiuto: le dodici barriere alla comunicazione
Il potere del
linguaggio dell’accettazione
Tecniche più
costruttive per aiutare gli studenti che hanno dei problemi
Che cos’è
la comunicazione
Come imparare
la tecnica dell’ascolto attivo
Requisiti indispensabili
per l’ascolto attivo
E’ compito dell’insegnante
dare consigli agli studenti ?
Due diversi
tipi di comunicazione verbale e i loro effetti sugli studenti: riepilogo
Stimoli alla
comunicazione
Capitolo quarto
: Le molteplici utilizzazioni dell’ascolto attivo
Come stimolare
in classe dibattiti produttivi sui contenuti
L’ascolto attivo
per fronteggiare la resistenza all’apprendimento
L’ascolto attivo
per aiutare gli studenti dipendenti
Come impiegare
al meglio il dibattito di gruppo
I vantaggi dell’ascolto
attivo nei colloqui tra insegnanti e genitori
I vantaggi del
colloqui a tre (insegnante, genitore, studente)
Capitolo quinto
: Che fare se gli studenti creano problemi agli insegnanti ?
Che fare se
l’insegnante ha dei problemi
Gli effetti
negativi di un confronto inefficace
L’inefficacia
dei messaggi direttivi
L’inefficacia
dei messaggi repressivi
L’inefficacia
dei messaggi indiretti
Il "tu" contro
"l’io" della comunicazione
Cosa c’è
di sbagliato nei messaggi in seconda persona (messaggi-tu)
Perché
i messaggi in prima persona (messaggi - io) sono più efficaci
Come formulare
un messaggio in prima persona
Cosa fare dopo
aver inviato un messaggio in prima persona
Come controllare
la collera
Il rischio dei
messaggi in prima persona
Cosa si può
ottenere dai messaggi in prima persona
Capitolo sesto
: La modifica del contesto educativo per prevenire i problemi
L’inadeguatezza
degli spazi
Pensare alle
trasformazioni in maniera creativa
Considerare
il contesto educativo in modo sistematico
Come migliorare
la qualità del tempo trascorso in classe
Le grosse potenzialità
dell’area di insegnamento - apprendimento
Capitolo settimo
: Conflitti in classe
Cosa si intende
per conflitto
La causa fondamentale
del conflitto
IL metodo tipico
con cui gli insegnanti risolvono i conflitti
Due approcci
in contrapposizione: il Metodo I e il Metodo II
Autorità
dell’insegnante
I limiti del
potere in classe
I meccanismi
di difesa adottati dagli studenti
Perché
si evita il Metodo II
Conseguenze
dell’uso del potere
Come vengono
giustificati il potere e l’autorità
Capitolo ottavo
: Il Metodo III: la via democratica alla risoluzione dei conflitti
Come funziona
il Metodo III in classe (esso insegna che è la cooperazione a risolvere
i problemi)
· I requisiti
fondamentali per il Metodo III
·
Il
Metodo III: un processo in sei fasi:
1.
individuare
il problema (il conflitto)
2.
proporre
le possibili soluzioni
3.
valutare
le varie soluzioni
4.
individuare
la soluzione migliore
5.
stabilire
in che modo attuare la soluzione prescelta
6.
accertarsi
che la soluzione prescelta abbia effettivamente risolto il problema
· Un esempio
del Metodo III in classe
· Un
caso di applicazione sistematica del Metodo III
· Meriti
e vantaggi dell’uso del Metodo III nella scuola
Capitolo nono
: Ulteriori funzioni e applicazioni del Metodo III nella scuola
· Come
risolvere i conflitti relativi all’area di insegnamento - apprendimento
· Come
risolvere i conflitti tra studenti
· Il
Metodo III per stabilire regole e norme di comportamento in classe
· Stabilire
regole e norme di comportamento tramite assemblee di classe
· Come
evitare quei problemi che inevitabilmente insorgono durante l’applicazione
del Metodo III
· Esistono
casi in cui è necessario il Metodo I ?
Capitolo decimo
: La collisione di valori nella scuola
· Come
riconoscere una collisione di valori
· I messaggi
in prima persona raramente riescono a risolvere la collisione di valori
· L’inefficacia
del Metodo III nella collisione di valori
· L’inefficacia
del Metodo I nella collisione di valori
· L’inefficacia
del Metodo II nella collisione di valori
· Come
affrontare la collisione di valori
Capitolo undicesimo
: Insegnare in una scuola migliore
· Gli
aspetti della realtà scolastica che provocano problemi agli insegnanti
· Come
intervenire positivamente nell’organizzazione
· Come
affrontare i responsabili dell’organizzazione scolastica
· Come
essere più produttivi nelle riunioni
· Come
assumere il ruolo di esperti
· Prendere
le difese dei propri studenti
Sezione speciale
: Come affrontare i problemi dell’apprendimento in famiglia: il rapporto
genitori - insegnanti - studenti
· I genitori
come insegnanti dei figli
· Il
ruolo dei genitori nella fase di apprendimento del bambino
· Come
trasformare la casa in un contesto educativo
· E’
inutile insistere se il bambino rifiuta di imparare
· Si
può anche ricorrere al potere, ma...
· Come
trasmettere i propri valori ai figli
· Se
i figli hanno problemi a scuola
· Il problema dei compiti a casa
· Il
problema dei voti e delle pagelle
· Come
riuscire ad influire sugli insegnanti
· La
collaborazione tra genitori - insegnanti e i responsabili dell’organizzazione
scolastica
· Come
farsi un giudizio della scuola dei propri figli
· Principi
per le mie relazioni sociali
Parte II - Linguaggi ed educazione linguistica
Sezione 1. I
testi e la comprensione
¨ Leggibilità
e comprensibilità di sussidiari per le scuole elementari (M.E. Piemontese
e L. Cavaliere)
¨ Il difficile
alfabeto del libro di scuola (GISCEL Piemonte)
¨ Insospettati
luoghi di fraintendimento lessicale (GISCEL Veneto- Gruppo di Verona)
¨ La lettura
per lo studio: facilitazione del testo e mediazione dell’insegnante (G.
De Antoni)
Sezione 2. Tra
insegnamento e apprendimento
¨ Modalità
d’uso dei libri di testo (Giscel Veneto)
¨ La lingua
straniera nella scuola elementare: la questione del libro di testo (P.
Desideri e F. Sisti)
¨ Testi
e pretesti: gli apparati didattici delle antologie e dei libri di lettura
(A. Colombo)
Il volume costituisce il manuale di riferimento del progetto ARCA (Testi per le attività di recupero e di compensazione dell’apprendimento), coordinato da Giorgio Franchi e Tiziana Segantini. Il progetto, articolato in una serie di volumi, intende fornire ai docenti strumenti per gli interventi didattici ed educativi previsti dai recenti provvedimenti ministeriali e destinati agli studenti in difficoltà. I volumi della collana sono strutturati in unità o moduli didattici, con l’indicazione di tempi e di modalità operative, con strumenti di verifica continua e finale e con una organizzazione dei contenuti per discipline.
Parte I : L’ABOLIZIONE DEGLI ESAMI DI RIPARAZIONE
1. La travagliata
storia (normativa e non) dell’abolizione degli esami di settembre
2. Non solo
"luoghi comuni" e resistenza al cambiamento nelle tante obiezioni al provvedimento
3. Delimitiamo
il campo. Per chi suona davvero la campana degli interventi didattici integrativi
?
4. Quantità
e caratteristiche della dispersione scolastica nella scuola secondaria
superiore
Parte II : SUCCESSO E INSUCCESSO. APPUNTI PER UNA NUOVA PEDAGOGIA
1. Esami, recupero
e pedagogie
2. Si previene
o si interviene ?
3. Nulla da
fare senza l’impegno dello studente
4. L’individualizzazione,
la gratificazione e attenzione alla "chiamata al recupero"
5. Il "recupero"
è un contratto
6. La complessa
faccenda della valutazione
Parte III : CRITERI PER GLI INTERVENTI DIDATTICI INTEGRATIVI
1. Come si valuta
l’insuccesso individuale da mandare in recupero
2. Quando si
valuta l’insuccesso individuale da mandare in recupero
3. Come si avvia
lo studente al recupero
4. Come si valuta
il recupero individuale
5. Il recupero
disciplinare
6. Questo benedetto
metodo di studio
7. Il potenziamento
cognitivo
8. L’organizzazione
degli spazi e dei tempi
9. Buoni e non
buoni professionisti del recupero
10. Quattro
minime garanzie istituzionali