|

|
 |
Sezione news: ultime news |
 |
Sezione: Novità, data: 19/12/2010 |
|
Arriva lo scrutinio elettronico di
|
I primi docenti a sperimentarlo sono quelli che operano nei 3.000 istituti che hanno aderito al progetto della Funzione Pubblica "ScuolaMia": ad ognuno di loro assegnata una password d’accesso.
|
Il percorso appare agevole. E per una volta si abbatte la burocrazia. Sta entrando nel vivo ‘Vivifacile’, il servizio voluto dal ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, attraverso cui diventerà gradualmente possibile accedere al servizio "ScuolaMia", la piattaforma che permette agli istituti scolastici di erogare alle famiglie degli studenti servizi digitali come la pagella online, le comunicazioni sulle assenze, (anche tramite sms), la prenotazione dei colloqui con i docenti, la richiesta di certificati e anche informazioni sui libri di testo prescelti dai docenti. Alcuni degli oltre 3.000 istituti - che si sono avvalsi dei servizi offerti dal portale interministeriale realizzato dal Dipartimento per la pubblica amministrazione per la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica (facente capo alla Presidenza del Consiglio dei ministri) ed il Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali del Miur – stanno in questi giorni sperimentando i vantaggi della tecnologie telematica per migliorare le operazioni di scrutinio. Si tratta delle scuole dove i Collegi dei Docenti hanno deciso di adottare lo scrutinio trimestrale e che prima di Natale saranno quindi chiamate a convocare i Consigli di Classe per l’assegnazione dei voti agli studenti in tutte le materie svolte. Il 13 dicembre un’agenzia di stampa si è soffermata sul percorso che ogni insegnante coinvolto nel progetto deve compiere per indicare il voto assegnato ai propri studenti, mandando così in soffitta il vecchio caro tabellone da riempire tradizionalmente prima dell’avvio dello scrutinio: “Entrando nel sito di Sissiweb (una delle opzioni possibili assieme a Scuolamia) i docenti – scrive l’agenzia nazionale - accedono alla lista delle scuole, cliccando sul codice fiscale corrispondente entrano nell’istituto scelto e da qui – con una password riservata che garantisce privacy e sicurezza – nell’area didattica che include registro docenti (organizzazione delle lezioni e colloqui con le famiglie), registro di classe (assenze e recupero debiti), scrutini (proposte di voto) e alunni (per una consultazione, previa ulteriore password, sulla loro situazione)”. Per chi ha poca dimestichezza con internet e computer può sembrare un percorso complicato; in realtà si tratta, a patto che ci si connetta al web attraverso una buona connessione on line, di passaggi veloci e pratici. Che una volta tanto riducono la burocrazia, eliminando un po’ di ‘carte’ tra le mani dei docenti e permettendo loro di concentrarsi sugli aspetti puramente didattici.
|
www.tecnicadellascuola.it
|
Stampa news ...  |
 |
Sezione: Varie, data: 19/12/2010 |
|
Assistenti lingua italiana all’estero, stabiliti i posti
|
La Direzione generale per gli affari generali del Ministero dell’istruzione, con Avviso prot. n. 14367 del 6 dicembre 2010, ha reso noto il numero dei posti di assistenti di lingua italiana all’estero per l’anno scolastico 2011/2012
|
Termine ultimo per la presentazione della domanda il 14 gennaio 2011. I posti, distribuiti presso scuole di vario ordine e grado, sono ripartiti orientativamente come segue:
· - Austria: 12 · - Belgio (lingua francese): 3 · - Francia: 180 · - Irlanda: 6 · - Repubblica federale di Germania: 30 · - Regno unito: 25 · - Spagna: 23 Il numero dei posti è possibile di variazione. I posti di assistente di lingua italiana all’estero sono attribuiti previa selezione dei candidati e riservati esclusivamente a studenti universitari di madrelingua e cittadinanza italiana in possesso di tutti i requisiti previsti ed indicati nell’Avviso prot. 14367 del 6 dicembre 2010 raggiungibile all’indirizzo http://archivio.pubblica.istruzione.it/dg_affari_internazionali/area_assistenti.shtml Le comunicazioni relative alla procedura selettiva dovranno essere inviate al seguente indirizzo: Ministero Istruzione, Università e Ricerca Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali Direzione Generale per gli Affari Internazionali Ufficio V - Viale Trastevere, n°76/A - 00153 Roma. Info del Ministero: 0658493777 Il Miur fa sapere, inoltre, che il modulo domanda sarà disponibile on-line dal 13 dicembre 2010.
|
www.tecnicadellascuola.it
|
Stampa news ...  |
 |
Sezione: Riforme, data: 19/12/2010 |
|
La Legge Brunetta favorisce i dirigenti “sceriffi”?
|
Altra denuncia della Gilda. Riguarda una docente che ha fatto una barchetta di carta con il foglio con cui il preside le aveva notificato un ordine di servizio già eseguito:
|
il ds non la prende bene e gli assegna tre giorni di sospensione. Il sindacato parla di situazioni aberranti e clima da caserma. Per chi vuole fare ricorso non resta che il giudice del lavoro. L’insegnante trasforma in una barchetta di carta il foglio con cui il preside le aveva notificato un ordine di servizio perchè la docente lo aveva già eseguito: il dirigente scolastico non la prende bene e gli assegna tre giorni di sospensione dal servizio. A denunciare il fatto, accaduto in una non meglio specificata provincia del Meridione, è la Gilda degli insegnanti: il sindacato ha infatti associato il racconto della docente, che iscritta alla Gilda ha chiesto (e ottenuto) la presentazione di un ricorso, con l’innalzamento dei poteri forniti ai capi d’istituto a seguito della Legge 150/09, più nota come riforma Brunetta. Secondo il sindacato le nuove norme stanno "mietendo le prime vittime fra i docenti": la novità principale è che i presidi non si limitano più all’avvertimento scritto, come avveniva sino a qualche mese fa, quando ad esaminare i casi di vera insubordinazione era l’organo scolastico superiore, il Consiglio di disciplina, ma comminano al dipendente (dopo comunicazione di addebito e successivo confronto) fino a 10 giorni di sospensione. Per il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino Di Meglio, si tratta dell’ennesimo caso in cui il dirigente scolastico decide di mettere mano al ‘bastone’ dimenticando che i docenti non sono dipendenti aziendali. Nella fattispecie il sindacalista ritiene che comminare tre giorni di sospensione, per aver trasformato in una barchetta di carta un ordine di servizio, rappresenti solo la volontà, da parte del capo d’istituto di "dare una lezione" all’insegnante. "Il caso di questa collega – dichiara Di Meglio - è soltanto una delle situazioni aberranti che si stanno verificando dopo che la riforma Brunetta ha attribuito ai dirigenti scolastici uno spropositato potere disciplinare non bilanciato da adeguati organi di controllo. Quanto accaduto a questa insegnante – conclude il sindacalista – dimostra la necessità di introdurre meccanismi che limitino i poteri eccessivi assegnati ai dirigenti e tutelino il lavoro dei docenti". Secondo Di Meglio il clima che si respirerebbe in molti istituti sarebbe diventato addirittura simile a quello della caserma, piuttosto che quello più consono ad una scuola: sta di fatto, però, che la Legge Brunetta non può essere cancellata. Almeno sino a quando un nuovo Parlamento non dovesse superarla con un provvedimento apposito. I tempi, semmai se ne presentasse l’esigenza, si preannunciano quindi lunghi. E poiché i 10.000 istituti italiani pullulano di dirigenti scolastici poco inclini al dialogo (che hanno deciso di prendere alla lettere le disposizioni del ministro della Funzione Pubblica), nei prossimi mesi per i giudici del lavoro si preannuncia un lavoro maggiorato, proprio per sanare le diatribe tra presidi “sceriffi” e personale abituato da decenni a non abbassare la testa.
|
www.tecnicadellascuola.it
|
Stampa news ...  |
 |
Sezione: Novità, data: 19/12/2010 |
|
Niente fondi per il funzionamento, parte la prima 'Class action'
|
A realizzarla sono stati 210 genitori di un istituto comprensivo di Bruino, vicino Torino, dopo che quest’anno si sono visti raddoppiare l’importo per l’acquisto di materiali come gessetti, carta e toner
|
una reazione comprensibile, ma insolita, che spezza la rassegnazione a vivere ormai la scuola nell’emergenza. Le scuole italiane sempre più alle corde: in diversi casi la mancata assegnazione dei fondi statali per il funzionamento ordinario sta costringendo le direzioni a chiedere ai genitori degli studenti un sostegno economico. A volte anche materiale, attraverso il rifacimento di soffitti e pareti di classi e corridoi o la pulitura di giardini. Un istituto comprensivo, composto da primaria e medie inferiori, situato a Bruino, vicino Torino, ha avviato addirittura una 'Class action' contro il ministero dell’Istruzione che da cinque anni (tranne l’invio di qualche forfait, come i 60 milioni di euro, circa 5.000 a scuola, giunti nel 2009) non finanzia le scuole: l’iniziativa, la prima di questo genere, è stata promossa da 210 genitori intenzionati in questo modo a salvaguardare la gratuità della scuola pubblica prevista dalla Costituzione italiana. La 'Class action' - sostenuta dalla Flc-Cgil torinese, che ha supportato l’iniziativa dal punto di vista organizzativo e legale – è giunta dopo che ai genitori è sto chiesto di raddoppiare (da 25 a 50 euro) il contributo per acquistare materiale didattico, ma anche gessetti per scrivere alla lavagna, cartucce, toner, carta e sapone. Tutto materiale che, almeno nella scuola dell’obbligo, gli istituti fino a qualche anno fa provvedevano ad acquistare all’occorrenza senza problemi. Altri tempi. Per mantenere il servizio scolastico pubblico, oggi alle famiglie si chiedono contributi. Ma qualcuna comincia a puntare i piedi.
|
www.tecnicadellascuola.it
|
Stampa news ...  |
 |
Sezione: Riforme, data: 19/12/2010 |
|
Non decolla la sperimentazione sulla valutazione
|
A Napoli e a Torino moltissimi collegi dei docenti si sono già pronunciati contro l'adesione alla sperimentazione della valutazione degli insegnanti.
|
A Torino l'USP tenta di allargare il progetto anche alla provincia, ma i tempi sono troppo stretti. Sulla questione del progetto sperimentale in materia di valutazione dei docenti sta andando tutto come previsto: sia a Napoli che a Torino (sulla situazione in questa città rimandiamo anche ad un precedente articolo pubblicato in questo sito) è difficile trovare qualche decina di scuole interessata a partecipare. Anzi, stando alle ultime notizie diffuse dai Cobas torinesi, nel capoluogo piemontese neppure una scuola si è dichiarata disponibile ad attivare la sperimentazione (e finora sono almeno una cinquantina le istituzioni scolastiche della città ad essersi pronunciate). Le motivazioni sono più o meno sempre le stesse e fanno riferimento ai tagli di organico e di risorse in genere. Ma c’è anche chi, più concretamente, lamenta il poco tempo a disposizione per prendere una decisione ponderata. In effetti i tempi assegnati dal Ministero sono davvero ridotti: in pratica entro il 20 dicembre le scuole dovrebbero comunicare la propria adesione, ma questo per i docenti è periodo già piuttosto intenso e carico di impegni di vario genere. Inoltre decidere in pochi giorni di aderire ad un progetto di cui non sono neppure molto chiari obiettivi e limiti non è certamente facile. Forse il Ministero avrebbe potuto preparare il terreno con maggiore anticipo e fare leva sulla stessa capacità progettuale delle scuole e dei collegi dei docenti che, invece, si sentono un po’ “usati” per una iniziativa che in molti (a torto o a ragione giudicano puramente propagandistica). Nella giornata del 15 dicembre l’Usp di Torino ha anche emanato una circolare con la quale, in un certo senso, si ammette che il progetto fatica parecchio ad essere accettato dalle scuole e a decollare. La circolare, infatti, allarga l’adesione al progetto anche alle scuole della provincia. Immediata (e durissima) la presa di posizione dei Cobas che parlano senza mezzi termini di “vergogna” e di “indecenza”. Il sindacato di base, anzi, rilancia la sfida e annuncia: “Invitiamo tutti i collegi docenti a non aderire alla sperimentazione, a rispedire al mittente questo ennesimo vergognoso tentativo di dividere gli insegnanti tra bravi e fannulloni battiamoci per riavere i nostri soldi, il nostro contratto e tutti i nostri diritti”. I Cobas si dicono poi “sicuri che anche le scuole della provincia di Torino rispediranno al mittente la sperimentazione a meno che il mittente non trovi un altro metodo illegale per trovare finalmente le 15 scuole”. A favore del movimento “anti-sperimentazione” che si sta formando a Torino e a Napoli giocano anche i tempi: è difficile che entro pochissimi giorni i dirigenti scolastici riescano a “convincere” i collegi dei docenti della bontà di una iniziativa che, almeno per ora, non ha trovato molti consensi neppure fra gli esperti di valutazione.
|
www.tecnicadellascuola.it
|
Stampa news ...  |
 |
Sezione: Contratti di lavoro, data: 19/12/2010 |
|
Permessi per assistere i disabili gravi
|
chiarimenti della Funzione Pubblica. Il 3 dicembre l’Inps ha emanato una propria circolare (n. 155) esplicativa delle novità contenute nel Collegato Lavoro in materia di permessi per l’assistenza dei portatori di handicap gravi.
|
A tre giorni di distanza anche il Dipartimento della Funzione Pubblica ha pubblicato la circolare n. 13 del 6 dicembre 2010 con la quale detta proprie istruzioni sull’applicazione delle nuove norme introdotte dall’art. 24 della legge n. 183 del 4 novembre c.a. Tale circolare, nel riassumere i punti principali delle novità entrate in vigore il 24 novembre scorso, chiarisce anche alcuni aspetti poco chiari. Tra questi, l’individuazione di un referente unico per l'assistenza alla stessa persona in situazione di handicap grave. L'art. 24 della legge, nell'innovare la disciplina sulla legittimazione a fruire i permessi, non ha menzionato i requisiti della continuità e dell'esclusività dell'assistenza che quindi non sono più esplicitamente previsti dalle disposizioni in materia. È però stato espressamente stabilito che il diritto alla fruizione dei permessi "non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l'assistenza alla stessa persona con handicap in situazione di gravità.". In altri termini, viene individuato un unico referente per ciascun disabile. Dato che sulla questione la Funzione Pubblica dichiara di aver ricevuto numerosi quesiti, si è reso necessario un chiarimento. Le nuove norme non precludono espressamente la possibilità per lo stesso dipendente di assistere più persone in situazione di handicap grave, per cui, qualora ne ricorressero le condizioni, lo stesso lavoratore potrà fruire di permessi anche in maniera cumulativa per prestare assistenza a più persone disabili. Con l'entrata in vigore della nuova disciplina, è pertanto superato il parere n. 13 del 2008 (nota n. 8474 del 18 febbraio 2008), pubblicato sul sito del Dipartimento della funzione pubblica. Allo stesso modo, non è preclusa la possibilità per un lavoratore in situazione di handicap grave di assistere altro soggetto che si trovi nella stessa condizione e, pertanto, in presenza dei presupposti di legge, tale lavoratore potrà fruire dei permessi per se stesso e per il familiare disabile che assiste. L'assistenza nei confronti del figlio disabile gode invece di un regime più flessibile e le norme specifiche prevedono una deroga al "regime del referente unico" e l'assistenza può essere prestata alternativamente da entrambi i genitori. Pertanto, fermo restando il limite complessivo dei tre giorni mensili, i permessi giornalieri possono essere utilizzati dal lavoratore padre o dalla lavoratrice madre per l'assistenza al medesimo figlio. E inoltre i permessi giornalieri possono essere fruiti anche dai genitori di un minore di tre anni in situazione di handicap grave. Come aveva anche chiarito l’Inps nella sua circolare, la possibilità per i genitori di minore di tre anni disabile di prendere i permessi ai sensi dell'art. 33 si aggiunge alle altre prerogative previste nel d.lgs. n. 151 del 2001. Quindi, resta fermo il diritto dei genitori del minore di tre anni in situazione di handicap grave di fruire, in alternativa ai permessi giornalieri mensili, del prolungamento del congedo parentale o dei riposi orari retribuiti. Trattandosi però di istituti speciali rispondenti alle medesime finalità di assistenza del figlio disabile, la loro fruizione deve intendersi alternativa e non cumulativa nell'arco del mese.
|
www.tecnicadellascuola.it
|
Stampa news ...  |
 |
Sezione: Varie, data: 19/12/2010 |
|
Risultati Pisa 2009, gli studenti italiani un po’ meno lontani dalla media Ocse
|
Soprattutto al Sud sono stati ravvisati miglioramenti
|
nella competenza in lettura i 465 punti delle sei Regioni (Isole escluse) rimangono comunque sempre modesti se messi a confronto con i 496 che derivano dalla media dei 64 Paesi partecipanti. La nostra Regione modello rimane la Lombardia. A livello internazionale domina l’Asia, nell’Ue bene aree nordiche e Germania. Sembrerebbero confortanti le riposte fornite nel 2009, sulle capacità di lettura e le competenze in matematica e scienze, da 30.905 studenti italiani 15enni, frequentanti 1.097 istituti liceali, tecnici e professionali sparsi per le 21 regioni, in occasione dei quesiti posti loro dai responsabili del Pisa, il ‘Programme for international student assessment’, organizzato per quarta volta in nove anni dall’Ocse. Gli apprendimenti di nostri giovani – stavolta messi a confronto con altri 33 Paesi dell’area Ocse più 31 ‘partner’ - fanno ben sperare perché soprattutto rispetto al 2003 e al 2006, ed in particolare al Sud, sono stati ravvisati dei miglioramenti. In base a quanto comunicato a Parigi il 7 dicembre, e in contemporanea a Frascati, alle porte di Roma, attraverso l'Invalsi, è risultata in assoluto la Lombardia la Regione ad aver raggiunto le migliori performance, superando la media Ocse in lettura (522), matematica (516), scienze (526). Come incremento, invece, stavolta a riscattarsi sono le regioni meridionali. Basta andare a verificare i risultati raggiunti in matematica, da sempre la `bestia nera dei nostri studenti: complessivamente i 15enni italiani hanno fatto registrare 483 punti, risalendo così di tre posizioni rispetto al 2006, ma è al Sud, dopo il crollo del 2003 (428 punti), che si sono registrati i progressi più vistosi, tanto da raggiungere quota 465. Certo, i 15enni che frequentano la scuola nel meridione, pur migliorati, hanno ancora molti gradini da risalire: la quota delle sei regioni (Isole escluse) di 465 punti è pur sempre modesta se messa a confronto con la media Ocse, pari a 496 punti, e alla base di partenza del 2000 (quando furono registrati 492 punti). Non può essere comunque un caso che la Regione che ha fatto registrare il maggiore incremento di competenze matematiche sia stato registrato in Puglia: rispetto al 2006 i suoi studenti hanno recuperato ben 50 punti, conseguendo risultati superiori rispetto alla media nazionale. Per quanto riguarda, invece, le capacità di lettura, i giovani studenti italiani hanno riportato 486 punti (al Sud 468), piazzandosi al 29esimo posto (su 75 partecipanti e a fronte della media Ocse di 493): è significativo che nel 2000 il punteggio medio riportato, sempre in Italia, fu pari a 487 (al Sud 463). Anche per le competenze scientifiche l'Italia ha fatto registrare un buon incremento: dalle risposte fornite dagli studenti è risultato un punteggio medio pari a 489 (a fronte delle media Ocse di 501). Mentre al nord si conferma l'ottima performance di 10 anni fa (attorno a quota 515, con risultati più brillanti nei licei ed in alcuni tecnici), al meridione l'aumento è stato particolarmente sensibile: si è passati dai 451 punti del 2000 ai 466 del 2009. A livello internazionale per il nostro Paese non cambia molto: l’Italia si posiziona sempre a metà dei 65 Paesi che hanno messo a disposizione i loro studenti per partecipare all’indagine internazione Nel confrontare l’abilità nella lettura dei testi, la parte più rilevante dell’indagine del 2009, con 486 punti l’Italia recupera alcune posizioni piazzandosi comunque sempre 29esima, appena davanti a paesi come Macao (Cina), Portogallo e Ungheria, ma soprattutto le nazioni più prestigiose del vecchio continente: la Gran Bretagna, 25esima, la Francia, 22esima, e la Germania, 20esima con 497 punti (quindi oltre la media Ocse).alla Slovenia: la media Ocse rimane così sempre più in alto, a quota 493. Dando uno sguardo alle prime posizioni è Shanghai‐Cina ad aver ottenuto in assoluto il punteggio medio in lettura più elevato (556); anche la Corea (539) e la Finlandia (536) si pongono a livelli di eccellenza, seguiti da Hong Kong (533), Singapore (526), Canada (524), Nuova Zelanda (521), Giappone (520) e Australia (515). Tra i paesi europei solo l'Olanda, oltre alla Finlandia, compare nella top 10: decima con 508 punti. Seguono Belgio, Norvegia, Stati Uniti (che si posizionano al 17esimo posto) e Svezia. Se si vanno a verificare i risultati delle altre competenze esaminate, sempre rispetto a quanto accade fuori confine, l’Italia scivola ancora più indietro: nelle scienze gli studenti della penisola fanno registrare quota 489 posizionandosi al 35° posto, un gradino in più rispetto a tre anni prima ma ancora 11 punti sotto alla media Ocse (501 punti). Anche se recuperano 23 punti, in matematica non va meglio. Anzi: gli allievi italiani si collocano in 36esima posizione, con 483 punti, ancora a 13 dai 496 che rappresentano la media internazionale. Irraggiungibili, molto oltre i 500 punti, ci sono sempre le nazioni asiatiche.
|
www.tecnicadellascuola.it
|
Stampa news ...  |
 |
Sezione: Scuola, data: 19/12/2010 |
|
Sei regioni sono senza direttore
|
La segnalazione arriva dalla Uil-Scuola che chiede nomine rapide per evitare di lasciare il sistema scolastico senza guida. Mancano anche 3mila dirigenti scolastici.
|
L'Idv propone i dirigenti eletti dai collegi dei docenti. Sei regioni italiane (Sicilia, Campana, Umbria, Toscana, Liguria, Abruzzo) sono senza direttore scolastico regionale, con gravi ripercussioni sul regolare funzionamento delle istituzioni scolastiche: lo sottolinea la Uil-Scuola con un ampio comunicato. Stando ai dati del sindacato di Di Menna le istituzioni scolastiche prive di una guida regionale sono più di 3.500; 1350 sono concentrate nella sola regione Campania. Gli uffici scolastici regionali, sottolinea la Uil Scuola, hanno un ruolo decisivo nei processi di riforma e innovazione e la mancanza di una guida sicura comporta “lentezze e rinvii che incidono direttamente su aspetti essenziali del sistema di istruzione”. Ad essere particolarmente penalizzati, secondo Di Menna, sarebbero l’avvio della riforma della secondaria di secondo grado, la definizione dei piani di dimensionamento, le iniziative di formazione iniziale, i programmi di formazione dei dirigenti scolastici, la gestione del contenzioso e i rapporti con le istituzioni regionali e del territorio. Ma, afferma ancora Di Menna, non basta “coprire “ semplicemente i posti vacanti: “servono persone capaci, competenti e autonome dalla politica, non super-ragionieri” sostiene il sindacato. In realtà la mancanza di 6 direttori regionali è solo una parte del problema: soprattutto nelle regioni del nord le istituzioni scolastiche sono in seria difficoltà in quanto mancano anche i dirigenti scolastici. Secondo le ultime rilevazioni le scuole senza dirigente sono almeno 3mila, quasi tutte concentrate al nord e il sistema delle “reggenze” non sembra essere la migliore delle soluzioni; in molti casi, infatti, ci sono dirigenti che dovendosi occupare di due scuole hanno di fatto in carico una ventina di sedi scolastiche, 250 insegnanti e 2500 alunni. Non per nulla l’Italia dei Valori ha già depositato in Parlamento una proposta di legge per eliminare gli attuali dirigenti scolastici e istituire dirigenti eletti dai collegi dei docenti: se la legge dovesse essere approvato, non ci sarebbe più bisogno di affidare le scuole in reggenza e tutte le istituzioni scolastiche avrebbero comunque una propria “guida”.
|
www.tecnicadellascuola.it
|
Stampa news ...  |
 |
Sezione: Riforme, data: 19/12/2010 |
|
Tre prof su quattro ripudiano la riforma. Il Miur se la prende con la Cisl
|
Per aver commissionato un’indagine sul grado di soddisfazione dei docenti all’istituto Swg e aver fatto da cassa di risonanza sull’esito organizzando un convegno a Roma
|
in particolare sottolineando il voto insufficiente (3,6) fornito dai 700 prof intervistati sulle novità imposte dalle Leggi Gelmini. Alle dure parole del Ministero e dell’Aprea ha risposto Scrima: solo loro riescono a stupirsi. Uno 'strappo' inaspettato... Gli esiti abbastanza scontati di un’indagine dell’istituto di ricerca Swg, in particolare il dissenso dimostrato da oltre 500 docenti sui 700 intervistati verso le riforme approvate e messe in atto negli ultimi due anni, rischiano di spezzare il sottile filo che teneva in piedi il rapporto tra il primo sindacato della scuola per numero di Rsu, la Cisl, ed il ministero dell’Istruzione più concreto degli ultimi decenni. Quando il 10 dicembre, di prima mattina, le agenzie hanno comunicato che dall’indagine, presentata a Roma nel corso del convegno “Energie per il domani. La scuola italiana: valori e consapevolezza a servizio dei giovani e del Paese”, è scaturito un voto medio dei docenti all'impianto di riforma di appena 3,6 punti su 10, da viale Trastevere non ci hanno pensato due volte prima di diramare un comunicato dai toni freddi e piccati. Il Miur ha scritto che "esiste una differenza significativa tra le ricerche e i dati Ocse-Pisa e quelli forniti dalla Swg su commissione della Cisl: solo poche ore fa – ha continuato il Ministero - sono stati resi noti in tutto il mondo i risultati dell`indagine sull`andamento dei sistemi scolastici internazionali. Una rilevazione autorevole e oggettiva secondo cui aumenta la qualità della scuola italiana, che dopo anni inverte un trend negativo e torna a guadagnare posizioni. Evidentemente a qualche sindacato (il riferimento alla Cisl appare chiaro ndr) è venuto il mal di pancia, ma soprattutto ha visto crollare tutti gli slogan scanditi in questi anni". Mettere i due studi sullo stesso piano, tuttavia, è sembrato una forzatura: mentre l’Ocse si è soffermata, come fa dal 2000, sulle competenze degli studenti 15enni, lo studio Swg ha puntato dritto alla soddisfazione dei docenti. I quale hanno detto di provare insofferenza verso le riforme principalmente per tre fattori: l'aumento del numero di alunni per classe, la riduzione delle ore e l'introduzione del maestro prevalente nella scuola primaria. Senza contare che, sostengono sempre i docenti, i tagli imposti dalla recente riforma stanno mettendo a repentaglio la qualità dell'offerta formativa e cancellando qualsiasi visione prospettica. Secondo i docenti mancano poi strumentazioni e strutture adeguate per far funzionare al meglio `la macchina scolastica'. Tanto è bastato perché la Cisl, annoverata negli ultimi mesi dal Ministro, anche nelle conferenze stampa, come uno dei sindacati più moderni e di buon senso, passasse nella “lista nera” delle organizzazioni ferme su "posizioni vecchie, ormai superate". A sostegno del Miur si è mossa anche la maggioranza: in particolare il presidente della commissione Cultura della Camera, Valentina Aprea (Pdl), che ha definito "inqualificabile il giudizio di Scrima", reo di aver valutato "negativamente l'operato del ministro Gelmini, che al contrario – ha sottolineato Aprea - ha saputo coniugare rigore e qualità puntando su un rinnovato impegno dei docenti e scuole. Strumenti quali il merito, il voto in condotta, nuovi ordinamenti, progetti sperimentali, sistemi premianti e sistematica valutazione degli apprendimenti introdotti per la scuola dalla riforma Gelmini – ha continuato l’ex vice-ministro della Pubblica Istruzione - stanno dando i frutti sperati riconosciuti anche dalle rilevazioni internazionali. Ci chiediamo di quale scuola sta parlando Scrima". Pronta le replica del sindacalista tirato in causa: "il pregiudizio – ha fatto sapere il segretario dela Cisl Scuola - gioca sempre brutti scherzi. Non si può spiegare altrimenti la girandola di dichiarazioni con le quali, prendendo fischi per fiaschi, l'on. Valentina Aprea e altri - devotamente a seguire - coprono di contumelie la Cisl, a causa di una ricerca che non hanno letto e che, a loro dire, darebbe della scuola una rappresentazione sbagliata e falsa". Scrima ha ribattuto anche alla tesi esposta dal presidente della commissione Cultura, che aveva citato i recenti dati Ocse per sostenere che la scuola durante il governo Berlusconi ha fatto registrare chiari miglioramenti: l’on Aprea sostiene che sono stati centrati "grazie a questo Governo, senza sapere, forse, che quei dati si riferiscono agli inizi del 2009, quando l'esecutivo era da pochi mesi in carica". Il segretario di comparto si è poi soffermato sul fatto che "nello stesso equivoco inciampa - per doverosa imitazione? - il vice presidente della stessa Commissione, on. Paola Frassinetti, che ci accusa tra le righe di difendere ‘privilegi e interessi’. Sorpassa tutti l'on. Stracquadanio, che se la prende con i docenti ‘fannulloni’, costretti finalmente - così dice - a lavorare. A tutti – ha continuato Scrima - vorremmo rivolgere un invito: leggersi la ricerca che la Cisl Scuola ha commissionato alla Swg, presentata oggi in un incontro che ha visto i pregevoli interventi di Giuseppe De Rita e Pier Luigi Celli. Scopriranno che si tratta di un'indagine che parla d'altro, parla degli insegnanti italiani, nel tentativo di capire meglio chi sono e cosa pensano di sé, del loro lavoro, della loro scuola, del loro paese. Vi troveranno certamente quel giudizio critico sulla politica scolastica che tanto li irrita, ma di cui solo loro riescono a stupirsi". Cosa succederà ora? Difficile dirlo. Di sicuro, però, non sarà facile ricucire lo ‘strappo’: il leader Bonanni, presente al convegno del 10 dicembre, aveva promesso una grande manifestazione in autunno per sensibilizzare il Governo. La vicenda dello sblocco degli scatti di anzianità, andata in porto, anche grazie al segretario generale Cisl, nel ruolo di abile mediatore col ministro Tremonti, ha poi preso il sopravvento. E così è andata anche per gli altri sindacati firmatari del contratto (Uil, Snals e Gilda). Ad organizzare manifestazioni e scioperi (quasi sempre di un’ora) è rimasta la Flc-Cgil (assieme ai sindacati di base, con pochi iscritti, e le associazioni). Ora però il quadro è cambiato: con gli scatti sono (quasi) al sicuro e quelle che sembrano più che delle semplici scaramucce, le probabilità che ci si avvia verso un inverno “caldo” sono in deciso aumento.
|
www.tecnicadellascuola.it
|
Stampa news ...  |
 |
Sezione: Riforme, data: 04/12/2010 |
|
Arrivano gli aumenti al merito (ed è già protesta)
|
L'annuncio lo ha dato il Ministro nel corso dell'incontro con i sindacati. Due i progetti sperimentali: uno prenderà avvio a Pisa e Siracusa e un altro a Torino e a Napoli.
|
Nascono i "nuclei di valutazione" interni alle scuole. Sulla valorizzazione del merito, sembra che questa volta si farà sul serio. Le intenzioni, almeno, ci sono. L’annuncio è stato dato dal ministro Mariastella Gelmini nel corso dell‘incontro svoltosi il 18 novembre con i sindacati. A breve verranno avviati due progetti distinti. Il primo consentirà di effettuare la valutazione delle scuole e, trattandosi di una iniziativa sperimentale, riguarderà solamente le scuole medie delle province di Pisa e Siracusa. Le scuole saranno valutate prendendo in considerazione non solo i risultati dei testi Invalsi ma anche una serie di indicatori (rapporto scuola-famiglia, rapporto scuola-territorio, gestione delle risorse, livelli di abbandono…) che saranno verificati da un team di osservatori esterni composto da un ispettore e da due esperti indipendenti che, al termine delle attività, proporranno una relazione complessiva. Al termine della rilevazione una Commissione tecnica regionale predisporrà una graduatoria finale. Alle scuole che si collocheranno nella fascia più alta sarà assegnato un premio (fino ad un massimo di 70mila euro) da destinare al personale effettivamente impiegato nell’istituto durante il periodo di sperimentazione. Un secondo progetto sperimentale sarà finalizzato a premiare i docenti migliori o, per usare le parole del comunicato ufficiale, “ad individuare metodi e criteri per premiare gli insegnanti che si distinguono per le capacità e la professionalità dimostrate”. Questo progetto riguarderà i docenti delle scuole di Torino e Napoli. La valutazione sarà affidata ad un “nucleo” di cui faranno parte il dirigente scolastico, due docenti eletti dal collegio dei docenti e dal presidente del consiglio di istituto in qualità di osservatore. Il “nucleo” avrà il compito di valutare i docenti che hanno aderito volontariamente alla sperimentazione. La valutazione sarà riferita al curriculum vitae e a un non meglio precisato “documento di valutazione”. Il nucleo dovrà però tenere in considerazione anche i risultati di specifiche indagini realizzate per rilevare l’apprezzamento dei docenti da parte dei genitori e degli studenti. Il progetto dovrebbe concludersi entro aprile/maggio 2011. Il Ministro parla con entusiasmo del progetto: “E’ un giorno storico, finalmente si iniziano a valutare i professori e le scuole su base meritocratica”. Adesso si attendono le reazioni di sindacati e movimenti. Certo è che avviare la sperimentazione della valutazione dei docenti a Torino e a Napoli, non sembra un’idea vincente: Torino è una delle raccoforti di CUB e Flc-Cgil che sicuramente ostacoleranno il progetto in tutti i modi (quando la partecipazione ai test Invalsi era facoltativa proprio a Torino si erano registrate le più basse percentuali di adesione); a Napoli è invece molto vivace il movimento dei precari che non staranno a guardare in silenzio: il CPS (Coordinamento precari scuola) cittadino, per esempio, sta predisponendo un modello di dichiarazione con cui i docenti potranno sottoscrivere una sorta di “obiezione di coscienza” rifiutando l’attribuzione di eventuali premi di produttività.
|
www.tecnicadellascuola.it
|
Stampa news ...  |
|
 |
 |