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Giuseppe Garibaldi - CESENA

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I Malatesta

La signoria dei Malatesta

Liberata la città dai bretoni, Galeotto Malatesta nel 1378 diede avvio alla signoria della sua famiglia, dedicandosi soprattutto alla rinascita di Cesena: consentì  il rientro dei fuggiaschi e l'arrivo di nuove famiglie da altre città, condonando per cinque anni ogni sorta di tasse, stabilì premi e privilegi per tutti coloro che avessero introdotto l'esercizio di qualche altra nuova "arte" vantaggiosa per lo sviluppo economico della città. Galeotto divise il contado in due parti: "al di qua del fiume", "al di là del fiume", governate da due capitani che avevano sede a Bulgaria e a Polenta. Nella zona piana iniziò la costruzione della nuova cattedrale e progettò anche di liberare completamente il Garampo per far spazio all'edificazione di una nuova rocca.

la rocca

Promosse inoltre l'artigianato locale e l'agricoltura: a questo scopo istituì la fiera d'agosto durante la quale venivano esposti ai clienti i prodotti artigianali e  agricoli della zona cesenate. Gli successe il figlio Andrea e dopo di lui ebbero la signoria i suoi fratelli Carlo e Pandolfo, più portati alla guerra. Tutti e tre i fratelli cercarono di proseguire l'opera del padre migliorando la città: la circondarono di nuove mura, sistemarono la piazza ai piedi del Garampo, quella che noi chiamiamo Piazza del popolo; restaurarono il castello nuovo che, dopo gli incendi di cinquanta anni prima, era ancora in rovina; portarono a termine la costruzione della cattedrale; estesero il loro dominio su Cervia. Dopo la morte di Carlo la signoria di Cesena venne affidata a Domenico Novello, che allora aveva solo undici anni. La signoria di Malatesta Novello  segnò l'epoca di maggior splendore della città. Oltre a completare la costruzione della rocca, ora detta Rocca Malatestiana, realizzò molte opere di bonifica, con canali per prosciugare la campagna e per far funzionare nuovi mulini per macinare non solo il grano ma anche le olive, la cui coltivazione era allora molto diffusa nel cesenate. Fu ultimato il ponte di pietra sul Savio e fu nuovamente allargata la cinta muraria della città con rafforzamento delle porte.

Piazza del popolo

Ma la fama di Domenico Novello è dovuta soprattutto alla costruzione della  Bliblioteca Malatestiana nella quale furono raccolti, copiati e miniati numerosi codici. Questa biblioteca si distinse per essere stata aperta al pubblico fin dalla sua origine: <<Essa fu aperta ai giovani e ai vecchi, ai ricchi e ai poveri, ai forestieri e ai locali >>. Domenico Novello ebbe però la malaugurata idea di entrare in conflitto con il Papa e nello scontro fu sconfitto. Chiese perdono e l'ottenne, ma dovette accettare un trattato di pace nel quale si prevedeva che alla sua morte tutti i suoi domini sarebbero ritornati al Papa. Sotto la signoria dei Malatesta Cesena crebbe in popolazione, in estensione e in cultura.

interno della Biblioteca Malatestiana

Cesare Borgia

Cesare Borgia entrò a Cesena il 2 agosto 1500, inviato dal padre, il papa Alessandro VI. Il periodo di questa signoria fu breve ma portò immediati benefici, nonostante la scarsa presenza del Borgia in città. Cesena fu la capitale del suo ducato di Romagna: qui si svagava infatti dalle sue fatiche. Fece inoltre distribuire frequentemente viveri e si adoperò per la pace fra le varie fazioni, rendendo Cesena un luogo sicuro. Per la festa in onore della sorella Lucrezia, che sposava Alfonso D'Este di Ferrara, commissionò opere ad ingegneri catalani, invitò anche Leonardo da Vinci affinchè studiasse un canale che congiungesse la città con il mare: tuttavia il progetto non ebbe seguito. Fece ricostruire parte della rocca e istituì il tribunale della rota. L'improvvisa morte di Alessandro VI fece crollare la signoria del Borgia e Cesena si ritrovò nel caos. La città fu chiamata per pronunciarsi se voleva essere governata da un Borgia o dalla Chiesa: fu scelto il duca ma egli fu fatto prigioniero nel carcere di Castel S.Angelo e dovette consegnare la città agli agenti del nuovo papa in cambio della libertà. Il suo castellano Don Diego Quiglomes rifiutò di consegnare la rocca all'incaricato papale ma la sua resistenza non servì a nulla: la città fù gravemente danneggiata e dopo alcuni mesi il castellano si arrese. Il governatore pontificio monsignore Angelo Leonino prese possesso di Cesena in nome di papa Giulio II. Così finiva il periodo della signoria di Cesare Borgia.
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